Alternanza Scuola Lavoro, ovvero il fallimento di un progetto sbagliato

L’alternanza scuola-lavoro è una modalità didattica innovativa, che attraverso l’esperienza pratica aiuta a consolidare le conoscenze acquisite a scuola e testare sul campo le attitudini di studentesse e studenti, ad arricchirne la formazione e a orientarne il percorso di studio e -in futuro- di lavoro, grazie a progetti in linea con il loro piano di studi.” Con queste parole sul sito del MIUR si descrive il progetto che, in ambito della riforma “La buona scuola”, dall’anno 2015/16 ha obbligato a lavorare in forma gratuita studentesse e studenti dal terzo anno delle scuole superiori per 200 ore (licei) o 400 ore (istituti tecnici e professionali), presso aziende individuate dall’istituto scolastico.
L’obiettivo era creare il famoso ponte di collegamento tra scuola e mondo del lavoro, abituando fin da subito le giovani generazioni a compiere lavori a basso indice di specializzazione. Un nuovo modo di fare lezione, lontano dalla scuola, impiegando diversamente il tempo solitamente dedicato allo studio.

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Un progetto naufragato tra zappe e fast-food

Finora abbiamo usato il passato perché questo progetto, che nell’anno scolastico in corso avrebbe dovuto arrivare a regime, è messo in dubbio dall’attuale governo. Sono troppe le criticità emerse negli ultimi 3 anni per poter essere ignorate. Dubitiamo che siano questi i motivi reali per cui il Governo Lega-M5S ha deciso di intervenire (più probabilmente è solo un modo per recuperare soldi…), tuttavia non si contano le storie di studenti messi a fare volantinaggio durante le fiere, mandati a zappare la terra in campagna (“siete braccia rubate all’agricoltura”, una volta i professori usavano dire in classe agli studenti meno impegnati…) oppure messi a friggere patatine da McDonald’s. Proprio il colosso americano del fast-food si è offerto di piazzare 10mila studenti nei suoi 500 locali in tutta Italia, sottoscrivendo un progetto con il governo che ha creato non pochi imbarazzi all’allora ministro Fedeli. Per quanto riguarda il mondo della farmacia, si segnalano purtroppo diversi casi di ragazze e ragazzi messi a svuotare scatoloni e riempire scaffali, maturando un’esperienza ben lontana da “arricchire la formazione e orientare il percorso di studio e lavoro“. Certo, esistono anche belle storie, come quelle di attività presso residenze per anziani e cooperative sociali, che puntavano sulla creazione di relazioni significative e arricchenti per persone con difficoltà di vario tipo. Probabilmente senza l’alternanza scuola lavoro gli studenti non avrebbero potuto vivere queste esperienze, che rimarranno impresse in loro e potranno in ogni caso continuare anche al di là dell’obbligo, sotto forma di volontariato.
La verità sull’alternanza scuola lavoro tuttavia è ben diversa, come dicono i dati di un’inchiesta del sindacato studentesco “Unione degli Studenti” che ha coinvolto più di 15000 studenti: il 38% degli studenti ha dovuto sostenere delle spese per partecipare alle esperienze di alternanza, il 57% ha portato avanti percorsi non inerenti al proprio percorso di studi, il 40% ha visto i propri diritti negati. Un panorama sconfortante.

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ASL, un destino segnato?

E’ bene sperare che questo progetto venga ad assumere una forma diversa da quella attuale, in quanto la possibilità di avere manodopera gratuita (anzi, le aziende spesso ricevono dei contributi in cambio della disponibilità all’alternanza scuola-lavoro… non a caso sono queste a protestare per prime per il ridimensionamento del progetto) è stata interpretata da qualcuno come un modo per sfruttare i giovani, facendo a meno di assumere dei lavoratori. Togliere a ragazze e ragazzi il prezioso tempo da dedicare allo studio, alla lettura, alle relazioni sociali o anche solo al riposo (il famoso otium per Seneca è la parte più importante della vita dell’individuo, quella in cui cerca se stesso…) è un cattivo auspicio per il futuro dell’Italia, ben lontano dell’impegno per arrivare maturi, critici e preparati alla fine del proprio percorso di studi.

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Siamo tutti in alternanza scuola lavoro? – pareri a confronto

Chiudiamo quest’approfondimento con alcune citazioni da giornalisti e professori che hanno studiato il fenomeno, collocandolo nell’orizzonte contemporaneo, a livello economico, storico e filosofico.

“Siamo tutti in alternanza scuola lavoro. Non solo 1,5 milioni di studenti delle scuole superiori obbligati a partecipare a un nuovo esperimento sociale, il più grande nella storia della scuola italiana. Nella società della piena occupazione precaria siamo tutti in formazione continua perché vaghiamo nei gironi di chi cerca un lavoro e in questo ha trovato la sua occupazione.” sostiene Roberto Ciccarelli nel suo Capitale disumano. La vita in alternanza scuola lavoro.
Secondo Valeria Pinto invece, docente di filosofia teoretica presso l’Università Federico II di Napoli “L’alternanza scuola-lavoro serve a una rieducazione degli studenti, è un dispositivo che trasforma l’idea di conoscenza, dell’insegnamento e dell’apprendimento, basando la formazione sull’idea di «progetto». Questa, in fondo, è la forma del lavoro attuale, non si fa nulla che non sia contenuto in un progetto attraverso il quale si definisce il risultato, gli strumenti e l’impiego del tempo. È un educazione al pensarsi come veicolo di un progetto, non come soggetti critici e autonomi. Lo studente obbligato all’alternanza con il lavoro è considerato lo strumento per la realizzazione di un progetto, non è lui stesso il progetto di una vita.”
Christian Raimo infine tocca un nervo scoperto della crisi scolastica attuale, scrivendo: “Fermo restando che nel mondo della scuola si trova sempre qualcuno capace di “fare di necessità virtù”, ovvero di impiegare in modo proficuo le ore obbligatorie dell’alternanza, quest’ ultima costituisce nel suo insieme una modalità “decadente” di intervento sulla crisi dell’istituzione scolastica. L’idea di fare di una superficiale e spesso avvilente immersione nel mondo del lavoro la chiave la base di una “formazione morale” dei giovani, mi sembra denotare, in realtà, null’altro che il basso livello intellettuale e morale delle classi dirigenti che ce l’hanno imposta.”

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2 risposte a "Alternanza Scuola Lavoro, ovvero il fallimento di un progetto sbagliato"

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    1. Modificare la scuola è un indirizzo troppo impreciso per essere condivisibile… sulla selezione dei docenti sono d’accordo. Al momento non viene aiutata nè la continuità nè la preparazione, nè la passione di fare questo lavoro. Ma della ASL che ne pensi?

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