Il nostro sguardo sulle piante – un laboratorio didattico multimediale

Quando un farmacista o un erborista guardano una pianta, perlopiù vedono la droga (intesa come parte contenente il fitocomplesso attivo). Un botanico ne osserva i costituenti singoli e come si accordano alla sua totalità. Una persona senza preparazione specifica, invece, spesso si concentra sui suoi aspetti estetici: i fiori, la forma, l’altezza, etc. con livelli di approfondimento differenti. Ma un bambino in che modo guarda alle piante?

Ci siamo posti questa domanda per costruire un laboratorio didattico dedicato specifico. Per catturare l’attenzione dei più piccoli è necessario agire a più livelli, stimolando tutti i sensi e rendendo prezioso e ricco di particolari qualcosa che per molti di loro può sembrare solo un’erba (o magari un’erbaccia…) uguale a tante altre.

Primo passo: disegnare

 

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A differenza dei nostri classici laboratori di fitoterapia, in cui l’avvicinamento alla pianta avviene attraverso la realizzazione di piccoli e semplici rimedi “medicinali”, ci siamo spostati sul piano dei punti di vista e della scomposizione dell’oggetto nelle sue parti. Abbiamo scelto tre piante semplici ma distinte: rosmarino, menta piperita e salvia. Ognuna nel suo piccolo vasetto, è stata messa su un tavolo, attorno al quale ci siamo seduti assieme a 10 bambini in età da scuola elementare. Dopo aver brevemente spiegato le loro proprietà medicinali, ogni bambino è stato invitato a sceglierne una e a disegnarla. In questo modo, inizia una fase di “studio” da parte del singolo, il quale -dopo aver espresso la propria preferenza- si sofferma sulla forma della pianta nel suo complesso: vaso, terra, rami, foglie, fiori. Nel caso non esistesse da parte dei bambini l’abitudine al disegno dal vero, abbiamo messo loro a disposizione dei disegni tratti da vecchi testi di botanica, di cui sono stati invitati a ritagliare delle parti e attaccarle sul foglio, per poi completarli con matite e colori. In alternativa, una strada a metà tra le due: copiare i disegni anziché la pianta dal vero, un modo di facilitare le cose per chi ha più difficoltà.

 

Secondo passo: fotografare

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Il secondo passaggio è stato confrontarsi con l’occhio fotografico: ogni bambino è stato invitato a portare con sè uno smartphone, che è stato utilizzato per fotografare la pianta prescelta, scegliendo un punto di vista diverso da quello usato per il disegno. Un dettaglio o un’inquadratura bizzarra potevano offrire un’altra idea di pianta.
Grazie ad un device portatile, abbiamo stampato la fotografia su un formato 7x5cm (simile alle vecchie Polaroid) e l’abbiamo incollata sul foglio.

 

Terzo passo: confrontarsi

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Ma come si faceva a fotografare… prima che s’inventasse la fotografia? A questa domanda rispondiamo con gli erbari, ovvero raccolte di piante, descritte con parole e disegni molto accurati. Abbiamo pensato di inserire questo “paragone” nel laboratorio al fine di non dimenticare la dimensione storica dell’avvicinamento dell’uomo al mondo delle piante. La cultura prima orale e poi scritta nel campo fitoterapico è stata fondamentale per riuscire ad usare le piante officinali al meglio, evitando di avvelenarsi. Abbiamo portato con noi delle copie a colori di famosi erbari, per ognuna delle piante protagoniste del laboratorio, invitando i bambini a ritagliare le parti che piacevano loro di più: dettagli del fiore, delle foglie, una parte dissezionata o anche solo il nome latino – va tutto bene! Poi quella parte è stata incollata sul foglio da disegno, creando un ideale parallelo tra due modi di vedere la stessa pianta.

 

Quarto passo: campionare

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Il passo successivo è stato scegliere e prendere dalla pianta un “pezzo” che piacesse particolarmente: foglia, fiore, ramo, sommità… qualsiasi cosa. E’ stato staccato con le mani o con le forbici e appiccicato in un angolo del foglio, evidenziandolo e scrivendo quale parte della pianta rappresentava. Questo aspetto è importante affinché, superando la soggettività, si cerchi la piante vera e propria, nella sua apparenza oggettiva. Così, potremo davvero dire che la rappresentazione è essa stessa realtà, ovvero la pianta è presenta sul foglio, non solo come idea ma come materia. Con il tempo, la foglia, o il fiore, o lo stelo si seccheranno, così il disegno cambierà… proprio come la pianta.

 

Ultimo passo: annusare

olii essenziali

Infine, dopo aver deliziato occhi e tatto, abbiamo coinvolto l’olfatto provando a testare ed “assegnare” ad ognuna delle tre piante l’olio essenziale, che abbiamo portato in tre contagocce appositi. Dopo averne spiegato proprietà ed utilizzi, i bambini hanno appiccicato sul disegno un piccolo tamponcino, su cui hanno versato qualche goccia di olio essenziale, imbibendolo per bene. Così (r)esiste sul foglio un aspetto che stimola immediatamente un’area importante del cervello, quella legata all’olfatto.

 

Un ricordo che vive nel tempo

Alla fine del laboratorio, ogni bambino ha realizzato una rappresentazione della pianta attraverso vari linguaggi: disegno dal vero, collage, fotografia. Inoltre, è stato realizzato un piccolo campionamento assimilabile all’erbario e l’aggiunta di un elemento
esterno legato alle caratteristiche organolettiche dell’oggetto. In questo modo, la pianta è stata conosciuta su vari livelli percettivi, le sue caratteristiche si sono impresse nella memoria e grazie alla multimedialità esiste anche una versione digitale dell’esperienza. Il grado di coinvolgimento dei bambini è stato alto e le opere finali molto belle: missione compiuta, un’altra volta!

 


Ringraziamo Miriam, webmaster del bellissimo blog Arte a Scuola per la consulenza e il confronto sul progetto.

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