Mangiare con gli occhi – un laboratorio didattico dedicato alla food photography

Quando si viene attratti così intensamente da una donna, o da un uomo, lo si fissa in un maniera tale da dare l’impressione di mangiarselo con gli occhi. E non è raro che questo modo di dire si usi tanto anche con cibi e bevande: l’aspetto succulento e lussurioso a volte spinge al punto da godere di essi solo con gli occhi, in un’estasi a distanza che spesso prescinde dall’assaggio. Sulle piattaforme social e sul foodblogging questo approccio al cibo è conosciuto come foodporn, o meglio #foodporn, e imperversa tra tutti coloro che prima di mangiare non resistono dal fotografare il piatto e condividerlo immediatamente con i propri followers, affinché possano rilasciare qualche cuoricino e qualche like (che in fin dei conti rappresentano la vera fonte di godimento di questi food photographers dilettanti). E’ proprio partendo da questi spunti che abbiamo costruito un’esperienza educativa lunga un giorno intero assieme a Maurizio Lodi, professione fotografo di cibo. Da quasi 30 anni si occupa di fotografare cibi di tutti i tipi per l’editoria di settore, packaging, pubblicità, siti internet. Nella dispensa di voi che state leggendo sono presenti sicuramente almeno 2 o 3 confezioni di cibi la cui foto è stata scattata da lui e per questo abbiamo scelto di provare a trasmettere la sua filosofia di lavoro agli studenti di un istituto alberghiero, ovvero professionisti del cibo, a pochi mesi dalla fine del percorso formativo.

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Una delle foto realizzate dai ragazzi durante il workshop

Foto e aneddoti

Abbiamo iniziato con Lodi che, proiettando alcune sue foto, ne faceva notare i dettagli, le scelte stilistiche, i punti di vista, le luci utilizzate e le zone in ombra. Parallelamente, sono stati raccontati un po’ di gustosi aneddoti relativi al rapporto professionista-committente, le stranezze richieste, i gli “inviti” a ripetere il lavoro da cima a fondo e soprattutto i tanti trucchi per permettere ai cibi fotografati (soprattutto a quelli sui packaging e depliant pubblicitari) di sembrare veri. Dai gelati in resina alla colla per attaccare i picciòli ai pomodori, dagli asparagi nell’acquario alla Vinavil al posto della mozzarella sulla pizza, l’elenco dei cibi buoni solo in fotografia era lunghissimo! Mai come in queste occasioni sono state affrontate a più riprese le contraddizioni insite nell’affermazione “mangiare con gli occhi”, quando l’immagine ritrae qualcosa d’immangiabile: Lodi ci ha aiutato a capire come le fotografie non debbano necessariamente catturare la realtà, ma una suggestione legata ad essa, fosse anche un attimo fugace, un’idea stampata in testa, l’archetipo che innesca l’acquolina in bocca. Tutto qua. Perché il cibo è imperfetto, càduco, deperisce velocemente. Non è un oggetto da contemplare e neppure da tenere in mano a lungo, ma un’ammasso di materia organica “miracolosamente” in equilibrio, pronto per essere consumato ed aiutarci a sopravvivere. Riuscire a cogliere il meglio da esso è lavoro faticoso, estremamente preciso, che necessita allenamento e studio.

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Una delle foto realizzate dai ragazzi durante il workshop

Professione foodblogger

La seconda parte è stata dedicata alla visione di un’intervista realizzata da Maurizio Lodi a Silvia Vuono di Golosani, professione foodblogger. Abbiamo scelto di ritagliare uno spazio a questo lavoro in quanto potrebbe rappresentare una delle scelte professionali degli studenti dell’istituto alberghiero. Proprio in questi giorni infatti un ex studente ha aperto un food blog, dopo la sua fortunata e vittoriosa esperienza alla prova del cuoco 2016/17 (e non sarà l’ultimo a farlo!).
Dalle parole della foodblogger era chiaro come l’attività intrapresa non sia un passatempo, ma un vero mestiere che richiede capacità in vari settori (cucina, fotografia, organizzazione, comunicazione) e che l’investimento attuale da parte delle aziende del ramo non permetta -tranne che in rarissimi casi- di farlo diventare un’occupazione di cui vivere. Tuttavia la soddisfazione di chi lo intraprende con impegno e passione appaga delle ore dedicate, anche grazie alle relazioni interpersonali create nei tanti ambiti in cui si trova ad operare un foodblogger.

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Una delle foto realizzate dai ragazzi durante il workshop

I ragazzi al lavoro dietro la macchina fotografica

Quanto appreso è stato provato ad applicare nel secondo momento educativo da parte delle ragazze e dei ragazzi, in un workshop ad hoc, durante il quale provare a fotografare cibi e cocktail appena preparati dai loro compagni del terzo anno. Alzando e abbassando la macchina fotografica, spostando un proiettore, girando il piatto e spingendo avanti il bicchiere hanno provato a cogliere l’attimo. Quel momento in cui luce e ombra s’incontrano, l’equilibrio delle forme risplende al suo meglio e i colori s’incastrano in una tavolozza perfetta: e d’un tratto milioni di foto di cibi presenti su Instagram, Facebook e sulla maggior parte dei foodblog apparivano dilettantesche e infantili.
Con concentrazione ed applicazione, in una mattinata abbiamo capito una cosa sola, ma molto importante: una professione non s’improvvisa (neppure con uno smartphone di ultima generazione).

 

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Un momento del workshop, tra macchine fotografiche, proiettori e smartphone
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