Lo sfruttamento in campo alimentare – a scuola per parlare di lavoro, schiavitù e narrazioni

L’ultima volta che con Wolf Bukowski siamo andati a tenere una lezione a scuola è stato nell’ottobre del 2016. Allora, si parlava del suo primo libro “La danza delle mozzarelle” in cui analizzava con piglio da entomologo la narrazione operata dai principali player del mondo alimentare italiano: Eataly, COOP e Slow Food. In occasione del suo secondo libro “La santa crociata del porco” – ed. Alegre, e dopo il grande successo del primo incontro, l’istuto alberghiero di Ossana (Trento) ha voluto accoglierlo di nuovo, creando un’occasione di incontro con la quarta classe, quella di specializzazione. Dopo una fase di programmazione, avvenuta durante il corso di scienze dell’alimentazione tenuto prima di Natale, la scorsa settimana abbiamo passato 3 ore scolastiche a sviscerare temi connessi con il mondo dell’alimentazione, il lavoro, le sue ricadute sociali, le narrazioni connesse.

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Il logo di “The dark side of the italian tomato” di Stefano Liberti per Internazionale, con il supporto di Fondazione Slow Food

Lavoro e schiavitù

Il primo approfondimento ha riguardato le condizioni di lavoro legate alla raccolta di pomodoro in sud Italia. Un documentario di Stefano Liberti del 2014 “The dark side of italian tomato”, metteva in luce come l’economia legata alla raccolta di questo frutto in Ghana fosse stata fortemente compromessa dalla “invasione” dei prodotti a base di pomodoro made in Italy. Il loro basso prezzo era possibile solo grazie allo sfruttamento dei lavoratori, a loro volta spesso ghanesi, pagati a cottimo nelle piantagioni del Bel Paese. Questo cortocircuito spaventoso non è stato mai affrontato a sufficienza dal nostro governo, se non quando, con la legge contro il caporalato, si è preso coscienza in qualche modo del problema. Peccato che, colpendo solo un anello della catena, peraltro piuttosto precario e facilmente sostituibile, il circuito di sfruttamento non sia stato per nulla compromesso.
L’analisi di questo fenomeno con i ragazzi è stata di forte impatto, e con l’aiuto di tutta la classe abbiamo tracciato alla lavagna le principali differenze tra lavoro e schiavitù. Proprio di schiavi si parla infatti ogni anno sui principali mass media italiani, in riferimento ai raccoglitori di frutta e verdura nei campi della penisola (spesso di origini extracomunitarie). Le caratteristiche emerse del mondo del lavoro a cottimo nella sua forma contemporanea e quelle della schiavitù così com’era nel 1800 sono risultate avere svariati punti di contatto, al punto che le narrazioni che descrivono il problema del caporalato come “forma di schiavitù moderna” sono apparse agli occhi dei ragazzi stessi piuttosto approssimative, se confrontate con altre forme di schiavitù che di differente hanno solo la legalità, ma non la reale condizione dei lavoratori.
Abbiamo concluso questa prima parte con la visione della scena iniziale di “La classe operaia va in Paradiso” di Elio Petri. In questo film si descrive la situazione lavorativa all’interno di una fabbrica del nord Italia negli anni ’60, lo sfruttamento degli operai e il ricatto del cottimo.

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Il manifesto di Eataly e la visita delle studentesse

In seguito alla visita ad un supermercato di Milano (Eataly Smeraldo), sono state raccolte le impressioni dei ragazzi e delle ragazze. Le principali osservazioni hanno riguardato la sua esclusività e la capacità di coniugare la “sostenibilità” dei cibi proposti con la strutturazione dell’offerta e l’organizzazione tipiche del supermercato. Questo aspetto, apparentemente contraddittorio, è stato apprezzato dalla classe, abituata a vedere certi alimenti solo in contesti rurali, in irraggiungibili (per il prezzo) bio-stores o in piccoli negozi di prodotti tipici. Grazie al relatore tuttavia è stata approfondita anche la parte più in ombra di questi supermercati del “buono, pulito e giusto”: il profluvio di soldi pubblici per la loro realizzazione, il ruolo di gentrificatori nei quartieri dove sorgono e infine la grossa percentuale trattenuta sul prezzo al pubblico, che rende molto difficile la presenza dei piccoli produttori sui loro scaffali.
All’interno della narrazione sostenuta da Eataly, inoltre, si pone particolare enfasi su alcuni aspetti, che si possono trovare riassunti all’interno del suo Manifesto “I nostri 10 autocomandamenti, numerati da 0 a 9 per non peccare di presunzione, segnano la direzione, gli obiettivi e la vita quotidiana delle persone che eataly la fanno, la vivono, la godono”. Il punto 1 ad esempio afferma “Il buon cibo avvicina le persone, crea comunione tra i diversi strati sociali, aiuta a trovare punti di vista comuni tra gente di diverso pensiero.” Si tratta di un’affermazione piuttosto azzardata, dal momento in cui l’astensione dalla carne di maiale da parte di musulmani ed ebrei è stata spesso stigmatizzata e dileggiata per questioni xenofobiche da parte di sedicenti “sostenitori delle tradizioni italiane” (vedi foto by “Nazionalisti Friulani”). Ma questo è solo un esempio, perché storicamente il cibo è spesso stato strumentalizzato al fine di dividere le popolazioni, per questioni complesse e stratificate.


Andando avanti con il manifesto di Eataly, al punto 5 si può leggere “In questi luoghi chiunque può mangiare, comprare e imparare, scegliendo liberamente quali esperienze vivere.” Sul sito Eataly (controllato in data 4/3/2018) si vende pastasciutta scontata a 6.5 euro/kg. Questi sono prezzi accessibili solo ad una piccola parte della popolazione, non sicuramente a “chiunque”. Questi due esempi dimostrano come la narrazione scelta da questi punti vendita raccontino una realtà attraverso forzature che siamo riusciti ad intravedere grazie all’intervento dell’esperto.

Semi per il futuro

Siamo giunti alla fine della mattinata dopo aver puntato la luce sulle contraddizioni legate ad una fetta importante della produzione agro-alimentari italiana e delle sue catene distributive. Un processo analitico di approfondimento che ha aiutato a stimolare il senso critico dei ragazzi e delle ragazze, oltreché a rendere le loro menti libere di pensare, lontane dagli stereotipi che vengono loro presentati. Tra pochi mesi avranno la scuola alle spalle e dovranno affrontare il mondo del lavoro da soli: ne avranno bisogno.

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In classe, mentre guardiamo “La classe operaia va in paradiso” di E.Petri
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