Ho fatto il test di ammissione a medicina: come rovinare i sogni di 50.000 persone

La professione di medico è una delle più ambite e sognate dai bambini di tutto il mondo. Quanti di noi non hanno mai desiderato salvare delle vite e aiutare gli altri? Ma realizzare il proprio sogno non sempre è così facile: bisogna affrontare un lungo percorso universitario, poi la scuola di specializzazione e un periodo di pratica in ospedale. Una strada lunga e tortuosa, ma certamente non abbastanza da spaventare chi desidera profondamente diventare un bravo medico.
Fino a qui tutto bene.
C’è però un’altra cosa: per entrare alla facoltà di medicina, ogni aspirante matricola deve sostenere un test di ammissione. Ed è quello che ho deciso di fare io e che vorrei raccontare, perchè in questa avventura ho scoperto un sacco di cose che appartengono solo a questo piccolo (anzi, nemmeno troppo piccolo) mondo, pieno di paure, ansie, ingiustizie e anche di business.

Come funziona?

Ma partiamo dal principio: come funziona il famigerato test di ammissione? Per farla breve, ogni candidato deve rispondere a 60 domande su argomenti di logica, cultura generale, biologia, chimica, matematica e fisica. Il tempo a disposizione è di 1 ora e mezza. Le domande sono molto specifiche e su argomenti molto vasti: è necessario conoscere sinteticamente il programma del primo anno di medicina. Il punteggio della graduatoria è basato solo sull’esito del test, senza dare nessun valore al voto dell’esame di maturità e quindi nemmeno al merito del percorso precedentemente svolto alle superiori. In pratica, il mio 100/100 della maturità rimane solo una soddisfazione personale, nulla di più.
Non si tratta di una formalità: i concorrenti sono tantissimi e la selezione è spietata.
Per quanto mi riguarda, mi sono iscritta al test senza tante speranze. A luglio del 2016 ho deciso che ci avrei provato e il test era il 6 settembre: il tempo per studiare era poco, le materie mi erano completamente nuove e avevo mille incertezze. Mi chiedevo: sarà un percorso troppo lungo? Ci starò dietro? Sarà veramente quello che voglio fare? Sì, perchè c’è anche questo problema: come faccio io a sapere se mi piacerà o meno il percorso di studio e la professione? Quello che si studia a medicina non è incluso nei programmi delle scuole superiori, quindi si tratta quasi di un salto nel vuoto all’inseguimento di un sogno.

Un sogno molto costoso

Per inseguire il sogno in tanti sono disposti a dei sacrifici: sia per quanto riguarda lo studio ma anche dal punto di vista economico. Esistono infatti numerosi libri per prepararsi al test, alcuni più compatti ed economici, altri su più volumi che arrivano a costare fino a 100€. Ma il business non si ferma qui: dal momento che le possibilità di entrare a medicina sono piuttosto basse ed è richiesto un buon livello, esistono anche numerosi corsi di preparazione al test (sì, avete capito bene!), organizzati da privati (v. alphatest, cepu, testbusters), il cui costo si aggira intorno ai 3000€. Un investimento decisamente importante e che non tutti possono permettersi. Eppure prepararsi senza essere seguiti da nessuno è veramente difficile. Avendo fatto un liceo ad indirizzo umanistico avevo basi di chimica,fisica e biologia molto scarse, quindi ho dovuto costruire da zero un qualche tipo di preparazione, in un mese. Fortunatamente ho avuto accanto qualcuno che mi ha supportata, ma sempre di un mese si trattava, e la memoria ha dei limiti strutturali oltre cui è difficile spingersi.
Mano a mano che andavo avanti con lo studio, mi rendevo conto di quante fossero le cose da ricordare in pochissimo tempo… ma un po’ alla volta vedevo anche che riuscivo a costruire qualcosa di buono. Studiando, la motivazione e la speranza di superare il test salivano sempre di più.

Giocarsi tutto in 100 minuti

Quando finalmente è arrivato il gran giorno, il tanto atteso 6 settembre, l’agitazione e l’emozione si facevano sentire. Nel giro di 100 miseri minuti, 1 ora e 40, mi sembrava di giocarmi il mio futuro, e lo stesso provavano tutti gli altri che avevo intorno a me. Ho come l’impressione che quel test svolto in fretta e furia, su un tavolino minuscolo dove non stanno nemmeno tutti i fogli necessari allo svolgimento della prova, sia un po’ poco per decidere del futuro di migliaia di ragazzi.. A nulla valgono gli anni alla scuola superiore, dove gli insegnanti hanno avuto la possibilità di rendersi conto quanto impegno ognuno ci mettesse, a nulla serve l’esame di maturità, una resa dei conti alla fine di un lungo percorso che tutto sommato tiene conto sia dell’impegno e del rendimento degli anni precedenti, sia della capacità di fare delle prove impegnative sotto stress. Credo sia un peccato. Il test seleziona in modo crudele. Se fallisci, devi aspettare un anno intero. O rinunciare per dedicarti ad altro. O andare a studiare medicina all’estero, dove i criteri sono diversi.

 

E se vado all’estero?

A questo ultimo punto ho dedicato anch’io un pensiero, nel momento in cui ho capito che probabilmente, nonostante un punteggio positivo, non avrei avuto speranze. Così sono andata a spulciare i criteri selettivi delle facoltà di medicina di altri stati. I paesi più gettonati in assoluto dagli italiani sono quelli dell’Est Europa, in quanto selezionano in modo molto più blando. Alcuni, addirittura sono totalmente esenti da test di ammissione. Ma ci sono anche altri criteri, che, pur essendo selettivi, appaiono più sensati. In Francia, ad esempio, chiunque può iscriversi al primo anno di medicina, ma c’è un però: per passare al secondo anno bisogna superare un esame piuttosto severo, che può essere ripetuto al massimo due volte, prima di rimanere definitivamente esclusi. Questa impostazione secondo me è molto intelligente in quanto permette a chiunque di iniziare l’esperienza, rendersi conto se il percorso è appassionante come sperato, cominciare a studiare le basi delle materie che dovrà approfondire successivamente, e solo dopo dover superare un esame selettivo. Altro esempio interessante quello del Regno Unito, dove l’ammissione si basa sul curriculum dello studente, una lettera di motivazioni ed un colloquio orale. Purtroppo, per quanto riguarda l’Inghilterra (come d’altronde gli USA), il “piccolo” problema è che il costo della retta è proibitivo per la maggior parte delle persone.

Il test per trasferirsi e i posti sottratti alle matricole

Facendo il test, ho scoperto anche un altro aspetto abbastanza oscuro del sistema italiano. Quando mi sono accomodata nell’aula dai tavolini minuscoli, ho scambiato qualche parola con i vicini, prima di iniziare la prova. Tutti quelli che avevo intorno erano già iscritti a medicina o a odontoiatria, ma stavano rifacendo il test. Non capendo, mi sono fatta spiegare il perchè: si trattava di ragazzi che avevano fatto un punteggio non sufficientemente alto da entrare nella sede preferita (la graduatoria è nazionale, anch’essa piuttosto contorta), e che non trovando alcuno spazio per trasferimenti (vengono concessi solo se si hanno solo 30 e lode o per gravi motivi familiari e di salute), tentavano di nuovo la sorte. Questo è l’unico modo per provare a spostarsi, ad avvicinarsi a casa. Anche qui io ci vedo qualcosa di malsano: innanzitutto i ragazzi reduci da due anni di medicina hanno molte più possibilità di fare punteggi più alti; in secondo luogo in qualche modo “rubano” i posti alle matricole (per motivi assolutamente comprensibili e per motivi non dipendenti da loro ma dal sistema), in quanto una volta entrati in graduatoria, questi ragazzi si fanno riconoscere gli esami e quindi passano al secondo/terzo anno.

In conclusione, credo che la realtà italiana sia piena di problemi e ingiustizie. Non solo dal punto di vista della selezione, che risulta basata su criteri alienanti e che non considerano la propensione effettiva alla professione medica, che richiede anche doti umane non indifferenti. Ad ogni modo, le cose non migliorano una volta passata la selezione: il test è solo il primo minuscolo scoglio prima che inizino i problemi veri. Non ho esperienza diretta in merito, ma mi ha colpito uno studio dove si rileva che 1 studente di medicina su 3 soffre di ansia e depressione causate dall’eccessiva competizione e dalla mole di studio. Un 16% ha addirittura riferito di aver pensato al suicidio durante il corso di studi.

Non c’è forse qualcosa di malato in questo sistema?

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Un pensiero su “Ho fatto il test di ammissione a medicina: come rovinare i sogni di 50.000 persone

  1. ele ha detto:

    Bell’articolo…si spera che prima o poi in Italia qualcuno abbia la decenza e l’onestà di affrontare questi problemi arcinoti…

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