Affrontare il diabete in classe, con l’aiuto dei compagni

In collaborazione con Diabetes Union, associazione di persone con diabete dell’Alto Adige, abbiamo pensato ad un’attività didattica dedicata a bambini ed adolescenti con diabete di tipo 1. Questa patologia cronica insorge nella maggior parte dei casi sotto i 20-30 anni di età, per questo motivo viene detta diabete giovanile. Dal momento in cui è necessario da subito l’uso di insulina e il monitoraggio glicemico, si tratta di un evento particolarmente impattante nella vita del bambino, che deve imparare prima possibile ad essere autonomo nelle operazioni quotidiane di autosomministrazione di insulina, oltreché riconoscere i sintomi dell’ipoglicemia, a costo di rischiare la vita. Per questo motivo, vanno istruiti tutti coloro che hanno relazioni continuative con il bambino, a partire ovviamente dalla famiglia, ma anche insegnanti e compagni di classe. “ALI(per le)MENTI – speciale diabete” nasce da questa necessità: un percorso di educazione alimentare per conoscere meglio questa patologia, divertendosi.

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Una bambina mentre inserisce gli alimenti nella piramide

Metodologie teatrali

Abbiamo incontrato due classi delle elementari, terza e quarta. Si tratta di bambini piuttosto piccoli, per i quali abbiamo deciso di sfruttare come al solito metodologie didattiche di stampo teatrale: i burattini. Questo mezzo educativo è particolarmente adatto a questa età, in quanto consente di far parlare il bambino attraverso la voce e le sembianze di qualcun altro. E’ infatti difficile che i bambini siano sinceri in merito alle loro abitudini alimentari, specialmente con chi come noi ha un ruolo “esterno” e non è il docente di tutti i giorni. Tendono spesso a dire che mangiano correttamente frutta e verdura e non s’ingozzano quotidianamente di dolci e junk food… quando in realtà è vero l’opposto!
Il percorso, durato 6 incontri in classe (1 ore e mezza circa ogni volta), ha visto prima di tutto un’introduzione sulla piramide alimentare (già raccontato qui), trasfigurata nella contro-piramide alimentare degli spot. Questo incontro, per iniziare a conoscersi in un modo divertente, ha consentito di capire l’influenza della pubblicità di alimenti e bevande nelle loro abitudini alimentari. In seguito, sono venuti in classe dei genitori di bambini diabetici della “Diabetes union”, assieme ad una giovane ragazza con diabete di tipo 1. Abbiamo spiegato cos’è il diabete, come si manifesta, quali sono i rischi e cosa si fa quando ci si trova questo compagno di strada per tutta la vita. Utilizzo del glucometro, ipoglicemia, le zone del corpo dove fare la puntura d’insulina… ogni dettaglio è diventato spunto per conoscere meglio il diabete, di cui prima si sapeva poco o nulla, nonostante

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Lino, l’orsetto che insegna ai bambini diabetici i punti in cui iniettare insulina

una compagna di classe ne fosse affetta. Questo momento è finito con il regalo alla classe di Lino, orsetto-mascotte di peluche, che ha disegnate sul corpo delle simpatiche pezze colorate nei punti dove solitamente si inietta l’insulina: perché anche lui è affetto da diabete e d’ora in poi tutta la classe dovrà ricordarsene!

La necessità di questi percorsi

Si tratta di interventi didattici adatti a tutti gli ambienti scolastici, in quanto il diabete ha assunto ormai dimensioni epidemiche e in ogni classe in cui andiamo la maggioranza dei bambini/ragazzi ha nonni o genitori che ne sono affetti. Chiaramente l’urgenza reale dell’intervento c’è quando è presente una/un diabetica/o, tanto più quando la scoperta della patologia è recente. Un percorso di questo tipo aiuta tutto il gruppo a farsi carico di un pezzetto del peso che questa cronicità porta con sé, in modo da riuscire ad affrontarlo più facilmente, condividendolo nella quotidianità (non dimentichiamo che il diabete, in particolare di tipo 1, è associato al rischio di suicidio).

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Un momento della creazione dei burattini

Dopo la contro-piramide alimentare e l’approfondimento sul diabete, iniziamo a costruire i burattini. Prima della lezione, i bambini sono invitati a portare da casa una bottiglia di plastica grande vuota, dei pezzi di tessuto non più utilizzati, cianfrusaglie di ogni tipo (spille, bottoni, fili di lana, pezzi di giocattoli ormai irrecuperabili e di tutto di più) e a coppie un po’ alla volta insegniamo loro come dare forma ai propri pensieri. Si parte dalla testa, poi il viso e via via il resto del corpo. Nel corso di 4 ore in classe il burattino prende corpo, in base ai desideri del bambino. Questo momento è molto importante e non è il caso di affrettarlo in un lasso di tempo minore, in quanto il “parto” di questo “altro da sè” consente di interiorizzarne caratteristiche fisiche e caratteriali. Solo dopo averlo fatto, il bambino riuscirà a considerarlo un amico cui dare anima. Nell’ultimo intervento abbiamo sfruttato questo aspetto, allestendo un piccolo teatrino in classe e invitando ogni coppia ad alternarsi per 10 minuti di intervista da parte di due cronisti venuti apposta per conoscerli (io e la videomaker Sofia Esposito, presenza fissa dei nostri laboratori). Ognuno di essi si è presentato e ha raccontato i propri gusti alimentari, noi gli abbiamo chiesto cosa mangia solitamente a colazione e qual è il suo piatto preferito. Tra risate, ammissioni di colpa sulla passione-fastfood,

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Foto di gruppo di tutti i burattini realizzati da una delle classi

amore per le bevande super-zuccherate e sorprendenti abilità recitative, ogni bambino ha parlato di sé in modo indiretto, quindi più facile e veritiero rispetto alle domande poste direttamente. Una volta raccolte tutte le video interviste, le abbiamo tagliate per costruire un filmato unico che abbiamo portato in classe qualche settimana dopo, sorridendo assieme per l’esperienza trascorsa e ricordandone i punti salienti.

A distanza di qualche mese, abbiamo risentito la maestra di una delle classi incontrate:

“I nostri alunni sono rimasti entusiasti di questa esperienza, a parte la costruzione dei burattini che è incredibile, a loro è interessata anche la parte del diabete e l’orsetto che si fa le punture è la nostra mascotte. Avrebbero voluto trascorrere più tempo in vostra compagnia. Grazie ancora di tutto e speriamo di vederci presto…”

mentre un’altra maestra, dopo il nostro intervento, ci ha riferito che il bambino con diabete ha acconsentito (per la prima volta !) ad incontrare la psicologa dell’azienda sanitaria, figura di supporto a coloro che vengono colpiti da questa patologia in giovane età. Piccoli grandi traguardi di cui siamo tutti orgogliosi.

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