Tre giorni, a 1200 metri, con una classe delle superiori: educazione ambientale e molto di più

Tra la fine di aprile e l’inizio di maggio abbiamo scelto un’esperienza didattica nuova: accompagnare due classi delle scuole superiori (Istituto Scolastico Socio Sanitario Dè Medici di Bolzano) in un campus residenziale di 3 giorni. Al centro del progetto c’era l’educazione ambientale e si svolgeva a Castelbasso, una bellissima struttura autogestita situata a 1000 metri di altitudine sulle montagne della val di Non (Trentino), gestita da Canalescuola, la cooperativa con cui collaboro.

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In visita al mulino ad acqua… sotto l’acqua!

La filiera del pane

Occupandoci principalmente di educazione alla salute, abbiamo colto l’occasione per esplorare le fitte connessioni tra ambiente e salute, con continui rimandi all’educazione alimentare, che in adolescenza, quando per almeno metà della giornata i ragazzi scelgono in maniera autonoma cosa e quando mangiare, vede concretizzarsi delle sfide notevoli per gli educatori. Come prima esperienza abbiamo visitato un antico mulino ad acqua ristrutturato: l’abbiamo osservato ancora in funzione grazie al vecchio Arrigo, artigiano falegname di alto livello, si è macinato il grano e ci siamo portati a casa la farina tipo 0, quella di tipo 1 e la crusca. Una volta ritornati nella struttura, abbiamo messo in piedi un laboratorio di panificazione: annusando, toccando ed esplorando le differenze tra le farine (al laboratorio abbiamo aggiunto manitoba e farina 00 per conoscerle meglio), abbiamo scoperto l’importanza delle fibre, la complessità della lievitazione (abbiamo usato un misto di lievito di birra e pasta madre), il contatto delle mani con l’impasto, la necessità dell’attesa per avere infine un pane eccellente, un vero nutrimento completo, che faceva bella mostra di sé sul tavolo della colazione, il giorno seguente. A dirla tutta, più d’uno continuava a piacere di più il classico pane bianco a base di farina iper-raffinata, questione di gusti… e di abitudine!

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La meraviglia del latte che caglia

La filiera del latte

Il giorno seguente, dopo aver visitato una stalla e munto le vacche (per molte delle partecipanti, abituate più a centri commerciali che alla campagna, è stata un’esperienza scolvolgente…), abbiamo raccolto 10 litri di latte in un paiolo di rame, scaldato fino a 20 gradi, aggiunto i fermenti, ulteriormente alzato la temperatura e aggiunto il caglio. Tutto questo guidati da Patrizia, allevatrice di professione: ogni passaggio necessitava attenzione ed attesa, il giusto mix per accompagnare l’attività pratica con divagazioni sulle proprietà del latte e di suoi derivati, la differenza tra i latticini e l’importanza dei formaggi a latte crudo per la ricchezza di fermenti che portano con sé. Dopo aver assistito alla magia della separazione della cagliata dal siero, abbiamo tagliato il tutto in piccoli granelli di riso e filtrato: et voilà, il giorno dopo sul nostro tavolo c’era dell’ottimo formaggio alla piastra!

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Tutte ai fornelli mentre la cera si scioglie

Il mondo delle api

Dopo due passi nella natura, a descrivere erbe officinali ancora da fiorire ed osservare le tracce di piccoli animali, abbiamo scoperto il mondo delle api: un apicoltore della zona ci ha prestato un’arnia vuota, che abbiamo smontato e rimontato più volte, per conoscere a fondo la complessa e affascinante società delle api. Di seguito, abbiamo conosciuto e descritto miele, polline, pappa reale, cera e propoli, elencando per ognuno di essi caratteristiche e proprietà farmacologiche. In particolare la cera è stata usata per realizzare delle candele nonché per dare forma al ceratum galeni, una delle preparazioni galeniche più antiche. Si tratta un’emulsione acqua in olio, ovvero di una miscela instabile in cui minuscole goccioline d’acqua sono circondate da molecole ad affinità lipofila/idrofila. E’ stato difficile per le ragazze, che per la prima volta si trovavano a dover mescolare con abilità e continuità una soluzione di olio e cera in raffreddamente, dopo aver aggiunto l’acqua. Ma ha insegnato anche la ricchezza che si può trarre da questi semplici elementi, ai quali infine è stato aggiunto un po’ di olio essenziale, al fine di ottenere una crema densa e profumata, dalle proprietà balsamiche. Prima di dormire buona parte di loro l’ha usata per massaggiarsi a vicenda, donando alle camerate un piacevole aroma balsamico!

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Mentre guardiamo il filmato che chiude l’esperienza

Una sorpresa finale

La seconda e ultima serata abbiamo fatto una sorpresa alla classe. Abbiamo invitato le ragazze a coppie a venire in una stanza dove, in un set montato per l’occasione, abbiamo fatto loro qualche domanda… davanti ad una telecamera. Superato l’imbarazzo iniziale, abbiamo chiesto loro cosa ne pensavano di questa piccola gita, le cose maggiormente piaciute, quelle meno, cosa ne pensano della classe, la relazione che hanno con le compagne… tra una risata e l’altra, sono uscite molte riflessioni che abbiamo montato in un filmato di 15 minuti che ha abbiamo guardato tutti assieme l’ultimo giorno, prima di partire. E’ stato un momento intenso, completamente inatteso per loro, in cui pensare con serietà a sè stessi e al modo di (soprav)vivere nella complessità di una classe. Non possiamo mostrarvi il filmato perché l’abbiamo deciso tutti assieme: è stato fatto per loro, e a loro deve rimanere, per rivederlo a distanza di qualche mese per ricordare con simpatia quelle giornate e trovarsi cambiati, oppure sempre uguali.

Con questa promessa ci siamo salutati dopo 48 ore dense e piene di esperienze nuove, a volte sotto l’acqua e altre sotto il sole, ma sempre con il gusto di conoscere e conoscerci, intrecciando assieme sottili fili che connettono la nostra salute a delicati equilibri ambientali che si stanno perdendo.

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Un’inattesa neve di fine aprile ha salutato la comitiva in partenza!

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