Tra vaccini e olio di palma: affrontare le fake news a scuola

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21 giugno 2017 di sergiocattani

“Non si può discutere di fake news senza invitare il convitato di pietra di questo dibattito ovvero la distruzione della sfera pubblica a opera del capitalismo digitale”
Evgeni Morozov

farmaco-logico-cps-intera---BUFALE

Si fa un gran parlare di bufale e fake news, ovvero notizie false e/o inventate. Addirittura “post-verità” è stata eletta parola dell’anno 2016 dagli Oxford Dictionaries, per descrivere “circumstances in which objective facts are less influential in shaping public opinion than appeals to emotion and personal belief’ ovvero “circostanze in cui i fatti obiettivi sono meno influenti delle emozioni e delle credenze personali nella formazione dell’opinione pubblica”. Tuttavia le operazioni messe in atto per arginare queste non-verità non danno i risultati sperati. Addirittura, i tentativi di Facebook in questo senso sembra che abbiano aumentato l’interesse e quindi i click verso i siti protagonisti della diffusione dei “fenomeni virali”.

Non è un caso. Quando si parla di questi temi, è necessario impostare un ragionamento a più livelli. Va bene indagare la psicologia individuale e la propensione a credere o meno alla prima notizia che ci si para sotto il naso, ancor più se conferma un’opinione pre-esistente (chiamiamolo confirmation bias). In secondo luogo, vanno tenuti in considerazione fenomeni di gruppo: uno studio recente ha mostrato come il cosiddetto group thinking aiuti la diffusione delle hoaxes (bufale), dal momento in cui l’adesione di “propri simili” (per appartenenza di gruppo o orientamento ideale) spinge verso un’adesione fideistica a qualcosa che sia stata letta superficialmente. Nulla di nuovo, se pensiamo ad Orson Welles, che nel 1938 seminò il panico descrivendo in radio un’invasione aliena completamente inventata… La parte forse meno analizzata in questo panorama è relativa al capitalismo digitale, che prospera abbondanemente grazie alle notizie infondate. “The refusal to acknowledge that the crisis of fake news has economic origins makes the Kremlin – rather than the unsustainable business model of digital capitalism – everyone’s favourite scapegoat.” (“rifiutare di riconoscere che la crisi delle false notizie ha origini economiche rende il Cremlino – piuttosto che l’insostenibile modello di business del capitalismo digitale – il capro espiatorio preferito da chiunque”) sostiene Morozov. E come dargli torto, dal momento in cui il pay per click è moneta sonante su internet, non possiamo pensare che i sistemi anti bufala sui social o su Google facciano davvero sul serio. Qualsiasi approccio solamente psicologico o sociologico si dimostra monco e in fin dei conti inutile, senza un intervento politico ed economico, che contrasti lo strapotere dei grandi capitalisti della silicon valley.

New-York-Daily-News-front-page-October-31-1938

Prima pagina del Daily News il giorno dopo il falso allarme di Orson Welles – da http://www.thehistoryblog.com

Fake news a scuola

Ma in questo campo, che ruolo può giocare l’educazione, nel senso del suo luogo simbolo ovvero la scuola?
Nessuno, se ci aspettiamo grandi cambiamenti in brevi periodi. Il capolavoro di Nicolas Philibert “Essere o avere“, ambientato in una piccola scuola sui pirenei francesi, iniziava con due grandi metafore: una tartaruga e una mandria di vacche. L’educazione è lenta e procede in maniera tutt’altro che lineare. Tuttavia, ricorda Nelson Mandela, è anche l’arma più potente per cambiare il mondo. Per questo motivo noi abbiamo affrontato il tema delle fake news all’interno di una classe seconda di scuola superiore.

Il progetto “Farmaco-logico!” (intervento didattico di contrasto all’abuso di farmaci) nel suo secondo anno di vita è stato portato in molte scuole differenti e in ognuna di esse ha assunto forme diverse. Trovandoci alle prese con una classe delle scuole superiori, ci siamo dedicati ad un tema che riguarda la quotidianità degli adolescenti, ovvero le ricerche sul web. Abbiamo quindi coniugato uno degli argomenti che ci sta più a cuore, ovvero l’uso consapevole e dei farmaci e l’informazione medico scientifica, con la media education: analisi di articoli online, individuazione e affidabilità delle fonti, critica di spot pubblicitari a tema farmaci.
L’intervento è durato 10 ore, spalmato su 5 incontri di 2 ore. Nel primo, abbiamo approfondito informazioni di base sui farmaci (principio attivo, eccipienti, effetto placebo etc.). Nel secondo, abbiamo sperimentato un altro modo di curarsi, ovvero la fitoterapia, realizzando due rimedi in laboratorio. Nel terzo intervento, abbiamo parlato dell’informazione in medicina e dell’enorme conflitto d’interessi che la caratterizza. I ragazzi avevano già partecipato al convegno “Antibiotico®esistenza”, da noi organizzato per dare attenzione al fenomeno della resistenza antibiotica, dove già abbiamo introdotto il problema dell’informazione sponsorizzata in medicina. In classe pertanto abbiamo ripreso quanto detto e sviscerato altri aspetti, ovvero l’impatto delle molteplici forme della pubblicità di medicinali. Abbiamo analizzato il messaggio pubblicitario da vari punti di vista come facciamo di solito, dando come compito di fare lo stesso a casa, su spot scelti dai ragazzi. I compiti realizzati sono stati apprezzabili sia dal punto di vista tecnico (capacità di analizzare immagini, suoni, voci e montaggio) che contenutistico (il tipo di narrazione proposta).

 

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Una delle analisi della pubblicità di medicinali fatta dai ragazzi

 

Prima esercitazione: i vaccini

Allo sviluppo di un senso critico tale da applicare alla ricerca di contenuti medico-sanitari abbiamo dedicato due incontri, ciascuno di due ore. Nel primo, abbiamo consegnato ai ragazzi alcuni articoli presi da internet sul tema vaccini. Preventivamente, avevamo reso ognuno di essi un documento di testo anonimo (stesso font, stesse dimensioni). Alla lavagna, abbiamo scritto le 7 tipologie di sito da cui sono stati presi i testi, spiegando brevemente le caratteristiche basilari di ognuno di essi: sito di bufale, debunkers, ministero della salute, bollettino informativo indipendente, studio scientifico, foglietto illustrativo e quotidiano online. A questo punto, divisi in gruppi i ragazzi hanno dovuto assegnare ad ogni articolo la categoria d’appartenenza. Al momento della correzione, abbiamo avuto la bella sorpresa che un gruppo è riuscito a fare l’en plein. Anche gli altri se la sono cavata bene: al massimo, ne sono state sbagliate 2 su 6, ovvero il 33%.

 

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Gli articoli anonimi consegnati ai ragazzi

In questa esercitazione, i ragazzi hanno potuto valutare un articolo su un tema molto dibattuto togliendo tutto il rumore di fondo dato dall’impaginazione, la pubblicità, i commenti, etc. soffermandosi invece sull’impostazione del ragionamento, i termini usati, le argomentazioni etc. Hanno potuto insomma concentrarsi sulla sostanza, ovvero su ciò che l’autore vuole dire con un determinato articolo.

Seconda esercitazione: olio di palma

La seconda esercitazione si è svolta in un ambiente diverso, ovvero il World Wide Web così come ognuno di noi lo vede tutti i giorni “esternamente” ai social network. Abbiamo scelto un altro tema caldo: l’olio di palma e le sue conseguenze sulla salute. Anche questa volta i ragazzi sono stati divisi in bancate e sono stati invitati a cercare su Google la frase “olio di palma fa male”. Obiettivo: cliccare ed analizzare ognuno dei risultati della prima pagina, per giudicare ogni risultato “affidabile” o “inaffidabile”.
Per poter fare bene il compito assegnato, prima dell’inizio sono state date delle indicazioni, ovvero domande da porsi durante lo svolgimento:

  • Chi scrive è una persona/organizzazione con un indirizzo (o comunque rintracciabile)?
  • Se sì, ha i titoli che le/gli danno l’autorevolezza per poter approfondire adeguatamente questo tema?
  • Esistono conflitti d’interesse tra il sito e il tema affrontato?
  • La lunghezza dell’articolo permette un ragionamento sufficientemente approfondito?
  • L’articolazione del ragionamento è equilibrata o si parla solo di ciò che più conviene all’autore/autrice (aspetto già affrontato nell’esercitazione precedente)?
  • Vengono citate fonti a sostegno delle affermazioni presenti nell’articolo?
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“olio di palma fa male” su Google (21 giugno 2017)

Alla fine del tempo a disposizione non c’è stata una correzione vera e propria bensì una discussione che ha coinvolto tutti i gruppi. Più d’uno ha sottolineato come l’affidabilità di alcuni risultati fosse controversa e non fosse possibile giudicare in maniera netta come da consegna iniziale. Altri si sono soffermati sulla pubblicità presente in alcuni siti, che -nonostante si ammettesse che i contenuti sono “decisi” dalle ricerche precedenti di ognuno grazie ai cookies- distraevano e sembravano talmente fuori contesto da conferire inaffidabilità al sito stesso. Inoltre, la maggior parte sosteneva che fosse spesso difficile reperire il nome dell’autore dell’articolo e soprattutto il curriculum, cosa ritenuta importante ai fini dell’affidabilità. In generale, i ragazzi tendevano a dare maggiore credibilità ad un professionista dell’ambito scientifico che ad un giornalista.

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i ragazzi impegnati nell’esercizio (e la nostra Sofia sullo sfondo)

Le conclusioni

I ragazzi sono stati molto impegnati in questo compito, mostrando interesse e applicazione. Le difficoltà da risolvere sono state molte e il modo migliore è parso la discussione plenaria, in quanto i punti di vista erano molti e variegati. Il tempo dedicato (4 ore) è sembrato troppo ristretto, soprattutto perché -a detta loro- non è mai stata svolta una lezione siffatta nei due anni delle scuole superiori finora portati a termine.
Noi ce ne siamo andati con la soddisfazione di aver fatto qualcosa di utile per la loro quotidianità, e con già qualche altra idea per l’anno prossimo. La lotta al capitalismo digitale (e alla post-verità) continua!

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One thought on “Tra vaccini e olio di palma: affrontare le fake news a scuola

  1. Anna Pasi ha detto:

    Bravi!

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