ALI(per le)MENTI sull’ultimo numero di “VERDE AMBIENTE”

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30 aprile 2016 di sergiocattani

Riportiamo di seguito l’articolo che abbiamo realizzato per l’ultimo numero di “Verde Ambiente”, la rivista di Verdi Ambiente e Società ONLUS. Siamo stati invitati a contribuire con un nostro intervento, in occasione della giornata nazionale Mangiasano 2016, la campagna di VAS per la sicurezza alimentare e l’agricoltura ecologica libera da Ogm, attraverso la quale si propone un modello agricolo basato sulla biodiversità, sulla stagionalità, sulla conservazione dei semi locali, sul rispetto del lavoro e delle conoscenze dei contadini e degli artigiani, sul rapporto diretto tra consumatore e produttore, sull’attenzione agli equilibri naturali, sull’equilibrio tra innovazione e tradizione.20160430_180436

Studi recenti1 dimostrano come, anche in Italia, si confermi la stretta relazione tra il livello di istruzione e le abitudini alimentari: ad un livello più elevato corrispondono stili alimentari considerati “sani” e viceversa. Il livello socio culturale del resto è uno dei tre determinanti della salute indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, assieme alle caratteristiche individuali e all’ambiente2. Non stupisce pertanto come, dal 2007 al 2012, una crisi economica che ha acuito le disuguaglianze sociali abbia lasciato il segno anche nel campo alimentare, provocando un aumento dei consumi di cibi cosiddetti insalubri, tra cui dolci e snack, e diminuito quelli di frutta e pesce3. Come agire, per chi come noi si occupa di educazione alla salute in campo alimentare, in un simile panorama?

Innanzitutto, individuare nella scuola media pubblica il target di riferimento per le proprie attività, dal momento in cui è l’ultimo periodo scolastico durante il quale il gruppo classe rappresenta uno spaccato abbastanza fedele della società. Con la scelta delle scuole superiori infatti iniziano a crearsi differenze sempre più marcate all’interno delle aule scolastiche, tra istituti professionali, tecnici e licei. In secondo luogo, incrociando i percorsi dell’educazione alla salute con quelli della media education, ovvero l’educazione ai media e alla comunicazione. Questo aspetto infatti è l’altra faccia delle disuguaglianze attuali, in cui i fattori sociali determinano in maniera evidente la capacità delle persone di “leggere” le notizie, riuscendo a distinguere le fonti cui affidarsi per informazioni indipendenti e prive di interessi commerciali4. Così è nato “ALI(per le)MENTI”, un progetto di educazione alimentare svolto in 16 classi di seconda media del Trentino Alto Adige, a cavallo degli anni scolastici 2013/2014 e 2014/2015. L’obiettivo è quello di contrastare le attuali narrazioni sul cibo, costruendo assieme ai ragazzi un modo diverso di alimentarsi e vivere. Il percorso si sviluppa su un totale di 10 ore scolastiche, in fasi diverse.

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Il logo della Campagna Nazionale “Mangiasano” di VAS Onlus

La piramide alimentare degli spot

I docenti di riferimento affrontano gli argomenti basilari di scienze alimentari, quali i gruppi di alimenti, i principi nutritivi e la piramide alimentare. Dopodiché, inizia l’intervento esterno condotto da noi, durante il quale viene costruita una “nuova” piramide alimentare, basata sugli spot pubblicitari. Ad ogni studente viene chiesto di scrivere su un foglietto i primi 3 cibi/bevande di cui ricordano il messaggio pubblicitario, i quali vengono raccolti sulla lavagna e classificati da quello più “ricordato” a quello meno. Successivamente, vengono inseriti in ordine decrescente all’interno di una piramide alimentare vuota. Come si può vedere nella figura 1, ne esce il modello di rappresentazione di un’alimentazione fortemente sregolata, in cui il piano più basso, ovvero quello che nella Piramide Alimentare Italiana dovrebbe essere occupato da acqua, frutta e verdura, è occupato da alimenti fortemente sbilanciati dal punto di vista nutrizionale come Nutella e dolciumi. La presenza invece di cibi salutari è rara e relegata ai piani più alti, ovvero quelli che si dovrebbero consumare “al massimo una porzione al giorno”. Quest’attività è stata costruita sulla base dello studio pubblicato da Riva-Zanconato5, in cui è stato dimostrato come il 25% degli spot trasmessi tra le ore 7 e 22.30 sui principali canali televisivi italiani sia di prodotti alimentari e di questi il 48.7% sia di dolci e grassi aggiuntivi (per quanto riguarda il periodo di riferimento). Adattando lo studio all’educazione, con questo piccolo gioco i ragazzi imparano a guardare alla TV in maniera critica e viene fatta emergere una prima contraddizione, ovvero come le informazioni che vengono insegnate a scuola spesso non abbiano riscontro nell’ambiente in cui sono immersi. Del resto, un contributo rilevante al discorso sul cibo è dato, inevitabilmente, dalle pubblicità di prodotti alimentari che, sempre più spesso, rilanciano quei valori che arricchiscono il cibo di ulteriori significati5.

la piramide alimetare degli spot

La piramide alimentare costruita con i cibi più ricordati negli spot

Mangiare con e senza gli occhi

Per approfondire questo aspetto, viene svolto in classe un piccolo laboratorio di degustazione, in cui gli studenti assaggiano prima bendati e poi ad occhi aperti due tipi differenti di crema alle nocciole. Ad ogni assaggio, sono invitati a riportare quella più gradita, più dolce e più grassa. Confrontando i risultati occhi aperti/chiusi, emerge come il marchio influenzi la percezione del gusto. Il prodotto più conosciuto e pubblicizzato si confonde con il proprio omologo durante l’assaggio ad occhi chiusi, mentre risulta nella maggior parte dei casi quello più gradito quando viene assaggiato ad occhi aperti. Alla fine di quest’attività, si apprende come la pubblicità abbia il fine di orientare le scelte degli spettatori e di come il loro gusto sia influenzato dai cibi di cui si parla insistentemente nei mezzi di comunicazione.

Educazione alimentare e/è media education

La terza fase del progetto è dedicata all’analisi dei media, a partire dagli spot televisivi di cibi e bevande, fino a spezzoni di programmi che parlano di cibo. A vari livelli di approfondimento, vengono messi in luce gli obiettivi commerciali degli spot/programmi, attraverso fermi immagine, ascolti ad occhi chiusi, analisi senza audio e vari supporti multimediali. In particolar modo, vengono fatti emergere i valori di riferimento cui sono associati gli alimenti: famiglia, mamma, competizione, amicizia, seduzione, sesso, etc. Questo passaggio, associato al lavoro dell’insegnante di italiano sul significato simbolico del cibo, permette di smascherare gli stratagemmi messi in atto dalle industrie alimentari al fine di far consumare determinati prodotti e trasmette ai ragazzi competenze trasversali nel campo dell’educazione all’immagine.

Il quarto passo consiste nell’imparare a leggere le etichette alimentari, focalizzandosi sulla lista degli ingredienti e sul contenuto di sali, zuccheri semplici e grassi, i principali “responsabili” di malattie metaboliche. Attraverso degli indovinelli, provano ad individuare un prodotto alimentare a partire dalla lista degli ingredienti (raramente ci riescono…), inoltre si confrontano gli ingredienti di una brioche confezionata con una artigianale, al fine di analizzare tutti gli ingredienti superflui, inseriti solo per esigenze di gusto e conservazione. Infine, avendo a disposizione solo le liste degli ingredienti di 8 cibi/bevande a loro familiari (p.e. Nutella, Coca-Cola, Kellogg’s Choco Krave, EstaThe) e il relativo contenuto percentuale in zuccheri, i ragazzi provano ad associare tra loro i due dati in un gioco a squadre. I risultati si possono controllare direttamente sulla confezione dei prodotti, che portiamo con noi a scopi didattici, in modo da poterli analizzare assieme. Questo laboratorio favorisce la familiarizzazione con le etichette, focalizzandosi sugli aspetti più importanti e sulle informazioni necessarie per poter giudicare un alimento… a partire dal junk food!

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Servono nuove narrazioni

L’ultimo passo, il più difficile, muove dalla necessità di costruire una narrazione alternativa del cibo, privo di scopi di profitto, ma con l’educazione sempre in primo piano. Ancora grazie al lavoro dei docenti di italiano e scienze, i quali hanno approfondito un ingrediente a scelta dal punto di vista nutrizionale, storico e culturale, gli alunni inventano una storia che comunichi il lavoro fatto assieme in maniera ironica, eventualmente parodiando delle pubblicità esistenti. Le parole scritte diventano immagini in movimento grazie a Sofia Esposito, giovane videomaker del nostro gruppo, con la quale realizziamo le riprese di un breve filmato, interpretato dai suoi stessi autori: i ragazzi e le ragazze. In questi due anni l’analisi è scesa a fondo su 16 tipi di ingredienti/alimenti diversi: dallo speck alla pizza, da McDonald’s alle mandorle, e molti altri. Di ognuno è stata indagata origine, aspetti nutrizionali, processi produttivi, impatto ambientale e la comunicazione pubblicitaria. La condivisione di quanto realizzato viene fatta inizialmente in classe, successivamente in una serata pubblica e infine attraverso internet e i social network. Questi passaggi permettono ai partecipanti di chiudere l’esperienza in bellezza, facendola durare ben oltre le sue 10 ore in classe.

I risultati del progetto “ALI(per le)MENTI” sono stati misurati attraverso dei questionari a risposta multipla del tipo entrata/uscita e con vari tipi di elaborati, decisi in condivisione con i docenti. Gli esiti si sono dimostrati positivi ed incoraggiano questo tipo di interventi. Non va tuttavia dimenticato che le conseguenze a lungo termine risentono in senso positivo o negativo di attività successive di stimolo della capacità critica del ragazzo, sia a livello familiare che scolastico, anche applicata ad ambiti di educazione alla salute.


Bibliografia:

  1. Abitudini alimentari e disuguaglianze sociali: l’esperienza della collaborazione EPIC-Italia, F.Ricceri et al. – Epidemiol Prev 2015; 39 (5-6): 315-321
  2. http://www.who.int/hia/evidence/doh/en/
  3. Disuguali a tavola, ma non troppo: le differenze sociali in Italia prima e durante la crisi, M.Marra, A.Migliardi, G.Costa – Epidemiol Prev 2015; 39 (5-6): 322-331
  4. http://www.cjr.org/news_literacy/teen_digital_literacy_divide.php?page=all
  5. “Ma tu non hai fame?”. La piramide alimentare negli spot televisivi, C.Riva, M.Zanconato – Micro&Macro marketing / a. XXI n.3, dicembre 2012
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