Imparare a curarsi con le erbe, a scuola

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12 settembre 2015 di sergiocattani

Tra le attività che hanno avuto più successo nelle nostre scorribande dentro e fuori le aule scolastiche ci sono i laboratori pratici di fitoterapia. Li abbiamo chiamati in vari modi, a volte modulati all’interno di percorsi più strutturati, altre volte ridotti a brevi esperienze di 2 ore, funzionando sempre bene, tra l’entusiasmo dei partecipanti. Ma perché?
Probabilmente il motivo principale sta in quel “learning by doing” che viene spesso citato negli ultimi tempi. Non si tratta di grande novità, considerato che già Confucio più di 2500 anni fa scrisse “Chi ascolta dimentica, chi vede ricorda, chi fa impara”, tuttavia non possiamo che confermarlo e sostenerlo, ogni volta che entriamo in classe.

Fitoterapia pratica: sciogliere la cera d'api per preparare un unguento balsamico

Fitoterapia pratica: sciogliere la cera d’api per preparare un unguento balsamico

Tutti 5 i sensi coinvolti

Nei laboratori di fitoterapia innanzitutto si guardano, annusano, toccano, assaggiano molte sostanze misteriose. Partiamo dalle erbe e dai fiori secchi, facilmente identificabili e riconoscibili rispetto al patrimonio di conoscenze in possesso già dagli anni delle elementari. Annusiamo le foglie di eucalipto, poi cerchiamo il loro profumo nell’estratto fluido (ottenuto dalle foglie secche in alcool e poi concentrato) e nell’olio essenziale (ottenuto dalla distillazione in corrente di vapore). Confrontando tra loro un olio proveniente dal petrolio (paraffina liquida), dai semi di uva (olio di semi di vinacciolo) o dalla macerazione di fiori di calendula in olio di mandorle (olio di calendula), cerchiamo i punti in comune e le differenze.

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I colori degli estratti fluidi possono ingannare anche il più scaltro degli alunni: quello di eucalipto ha lo stesso colore di uno di calendula, piantaggine, carciofo. Oppure per gli oli essenziali: limone, timo e malaleuca hanno aromi e caratteristiche molto diverse ma il colore è praticamente identico!
Il colore ci permette invece di distinguere tra oli di diverse origini: la paraffina liquida è trasparente (anche se proviene dal petrolio!), l’olio di semi di vinacciolo è giallo paglierino, mentre l’olio di oliva (riferimento più semplice e comune) è giallo-verde.

Immergere la mano nei semi di finocchio, saggiare la consistenza delle foglie di eucalipto, osservare da vicino il capolino di camomilla per scoprire i mille fiori di cui è ricoperto. Oppure sentire sulla pelle la differenza tra la scorrevolezza dell’olio di vaselina e quello di germe di grano, e sentire l’irresistibile profumo di una piccola goccia di olio essenziale di limone.

Sebbene ci siano molti estratti che non si possono assaggiare per il forte tenore alcolico, nell’incontrare le erbe officinali non va sottovalutato il gusto. Un bell’esempio è la classica “tisana per il mal di pancia”, miscela di melissa, camomilla, finocchio, anice verde e carvi. Assaggiare ognuna di queste erbe separatamente permette di sentire il sapore della tisana in tutta la sua complessità e diversità. Per esempio, anice, carvi e finocchio sono praticamente insapori… finché con i denti non rompiamo gli acheni (“guscio” esterno al seme) e si sprigionano gli oli essenziali che vi sono contenuti, invadendo la bocca di sentori di anice, liquirizia, caramelle della nonna, rotelle Haribo e chi più ne ha più ne metta! Il poco sapore della foglia di melissa secca e delle infiorescenze di camomilla contribuiscono a completare l’esperienza, che si conclude con l’assaggio della tisana, dopo l’infusione in acqua calda. Ecco allora che i sapori si fondono, mescolandosi ed esaltandosi, dove l’olio essenziale si sposa con i tannini, regalando un retrogusto amaro che tutti vorrebbero compensare aggiungendo il miele!

Acheni di anice verde

Acheni di anice verde

Le mani in pasta

Dopo aver conosciuto le materie prime, impariamo ad utilizzarle. Un unguento di olio d’oliva e cera d’api, per esempio, si prepara sciogliendo la cera a caldo e aggiungendo l’olio sotto agitazione. Per farlo diventare un rimedio medicinale, basta aggiungere qualche goccia di olio essenziale di timo (o eucalipto, o tea tree), a freddo.
Uno sciroppo per la tosse, invece, preparato con miele, estratto fluido di thymus vulgaris e sciroppo semplice, diventa un ottimo alleato per l’inverno.
Molto utile d’estate è il gel all’arnica, che si ottiene gelificando la tintura alcolica di arnica montana con un pizzico di derivati della cellulosa.

Uno dei momenti più difficili: pesare con una bilancia precisissima!

Uno dei momenti più difficili: pesare con una bilancia precisissima!

Abbiamo tante preparazioni a disposizione, ognuna di esse insegna molte cose: la precisione per pesare bene gli ingredienti, l’importanza di seguire i vari passaggi (riscaldamento, aggiunta di un ingrediente, raffreddamento, aggiunta di un altro ingrediente, etc.), la manualità per miscelare bene i componenti e poi trasferirli nel contenitore finale (spesso riciclato, per insegnare l’importanza del riutilizzo), l’etichetta per non confondere la nostra preparazione con altri medicinali o alimenti, il modo di conservazione per non farla andare a male troppo presto.

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Conclusioni

Accompagnare ognuna di queste esperienze parlando della pianta, delle sue proprietà benefiche e di come si può utilizzare per curarci renderà la fitoterapia un argomento divertente e appassionante, pieno di collegamenti ad altre materie (scienze, chimica, biologia, soprattutto). Ogni passaggio diventa un modo per prendersi cura nella propria salute in un’ottica più consapevole, che fa capire il ruolo del rimedio medicinale per mantersi in equilibrio tra salute e malattia.

Dal video che trovate qua sotto potrete vedere gli sguardi dei bambini della quinta elementare di Brentonico durante l’esperienza dello scorso anno.

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