Quotidianità Consapevole per un Futuro Sostenibile # 1: educazione alimentare nella scuola media

Nel maggio scorso, nelle 6 sezioni di seconda media dell’istituto comprensivo Val Rendena (scuole di Spiazzo Rendena, Pinzolo e Madonna di Campiglio, 110 ragazzi circa), abbiamo avuto la possibilità di collaborare ad un progetto didattico articolato e complesso chiamato “Quotidianità consapevole per un futuro sostenibile”. Con il  coordinamento della professoressa Saba Terzi e il finanziamento del “Piano Giovani di Zona Val Rendena e Busa di Tione”, nonché dell’Istituto Comprensivo Val Rendena, con cui lo scorso anno c’è stata la collaborazione in merito a “VITAmine”, progetto di educazione alimentare con qualche punto in comune.

Prima di noi, con gli insegnanti di tecnica e scienze, gli alunni avevano affrontato le basi dell’alimentazione, ovvero i sette gruppi di macronutrienti e il loro bilanciamento nella dieta quotidiana. In seguito, ogni classe ha approfondito un ingrediente (storia,significati simbolici, utilizzi alimentari, contenuto nutritivo) e sperimentato una ricetta che lo vedesse presente. Da questo siamo partiti per sviluppare un percorso attraverso i significati simbolici e non solo degli alimenti.

Un fotogramma di un video realizzato durante il progetto

Un fotogramma di un video realizzato durante il progetto

Il primo incontro: il cibo immaginato
Nelle ore a disposizione, abbiamo analizzato a fondo i messaggi pubblicitari di alimenti e bevande, prendendo un montaggio realizzato ad hoc, che contenesse un campione rappresentativo degli spot più visti dai ragazzo. Ne abbiamo sviscerato immagini, suoni, voci e montaggio, cercando di capire come ognuno di essi comunichi il messaggio relativo al prodotto. I colori richiamano l’alimento/bevanda in esame oppure (più spesso) il packaging e in marchio del prodotto. Le musiche sono veloci/ritmate se il target è un adolescente oppure tranquille/romantiche se si tratta della famiglia. Il montaggio è collegato primariamente alla musica, in armonia col target: veloce e sincopato tipo videoclip se è per giovani, più compassato se si tratta di adulti/famiglie.
Un momento specifico della lezione è stato dedicato all’individuazione delle relazioni tra le persone protagoniste dello spot. In questo modo, è stato possibile collegarle al tipo di prodotto in esame. Se per esempio nella pubblicità della pasta Barilla le relazioni tra i protagonisti sono famigliari, significa che il prodotto è associato al valore “famiglia”. Se altresì nello spot Pringles i personaggi sono verosimilmente non parenti ma piuttosto amici o amanti, ne deduciamo che il prodotto è associato al valore “amicizia” o “amore”. E così via, comprendendo il concetto affatto scontato che per l’essere umano (ancor più per il substrato culturale del bacino Mediterraneo) il cibo ha significati simbolici che vanno oltre al semplice conteggio calorico. Per questo motivo, molti cibi non raccontano di sé nulla in merito al sapore/contenuto nutritivo/calorico nella pubblicità, ma si limitano ad associarsi ad immagini e concetti positivi.
Il lato negativo di questo è che (nemmeno troppo subliminalmente) negli spot il consumo del prodotto è associato al raggiungimento di quel valore tanto declamato. Per esempio, alimentarsi con Pringles consentirà di allacciare rapporti di amicizia/amore con altre persone, oppure consumare Kinder Sorpresa legherà ulteriormente madre (o padre) e figlio. Oppure, come mostra l’ultimo spot Coca-Cola, quando i figli sono grandi e se ne sono andati via di casa, l’unico modo per riunire la famiglia in ricordo dei bei tempi è invitarli a pranzo ed far loro trovare in tavola la bella bottigliona di Coca-Cola. Questo naturalmente ha valenza in entrambe le direzioni, ovvero sia per chi è genitore, sia per chi è figlio. Pure essendo un contenuto educativo “da adulto” ovvero da scuola superiore, si è scelto di affrontare la sfida del significato simbolico del cibo negli spot TV/web, in quanto il portato che muovono è poi riflesso pari pari nell’immaginario ad essi legato da parte delle ragazze e dei ragazzi.

La piramide alimentare dell'alimentazione tipo in un college americano, molto simile ai pari età italiani?

La piramide alimentare dell’alimentazione tipo in un college americano, molto simile ai pari età italiani?

Il primo incontro: contropiramide alimentare

La piramide alimentare è un metodo per rappresentare graficamente e con un semplice livello di comprensione la dieta bilanciata. Come se fosse la dispensa di casa, la piramide è divisa in vari scaffali e i cibi presenti ai livelli più bassi dovrebbero essere consumati più spesso fino a salire via via ai cibi da consumare con attenzione massimo 1-2 volte a settimana. Una volta assodata la comprensione del modello di riferimento da parte della classe, abbiamo costruito assieme una contropiramide alimentare basata sugli spot: ogni alunna/o ha scritto su un foglio i nomi dei prodotti dei primi 3 spot di alimenti/bevande che gli venivano in mente e li abbiamo raccolti tutti sulla lavagna. Una volta stilata la classifica dal più presente al meno, abbiamo distribuiti tutti sui vari piani di una piramide. Così, in un batter d’occhio possiamo vedere come il modello alimentare proposto dagli spot sia negativo e basato sul cibo spazzatura. I ragazzi si ricordano degli alimenti che vengono più rappresentati e di quelli che piacciono di più – il perché questi siano legati tra loro viene poi scoperto nelle lezioni successive.

Intervista ai nonni
Dopo questa lezione è stato dato un compito: un’intervista da fare ai nonni sul modo di alimentarsi di una volta. Grazie ad essa, i ragazzi hanno imparato:

  • il tempo dedicato alla preparazione dei cibi era molto di più (come sarebbe giusto)
  • i nonni mangiavano perlopiù 5 volte al giorno (i ragazzi spesso saltano colazione)
  • la pubblicità di alimenti era presente solo in piccolissima quantità e poco influente
  • i cibi industriali erano presenti, ma solo secondariamente rispetto a quelli provenienti dal territorioL’intervista inoltre ha favorito il dialogo tra generazioni diverse e col proprio territorio, come non capita spesso

Un’intervista svolta da uno degli alunni

Il secondo incontro – 1: marchio e percezione del gusto
In seguito, abbiamo approfondito l’influenza del marchio nella percezione del gusto, assaggiando un alimento a loro familiare ad occhi chiusi e ad occhi aperti.
Due volontari (non è stato un problema trovarli…) hanno assaggiato due alimenti molto simili (Nutella ed un’altra crema alla nocciola) prima ad occhi chiusi, poi ad occhi aperti. Dopo ogni assaggio, dovevano riferire le loro preferenze quanto a: dolcezza, untuosità, sapore complessivo. Sono state trovate differenze tra la percezione ad occhi chiusi rispetto ad occhi aperti ed è stato fatto notare loro come questa fosse dimostrazione di quanto confezione, colore e marchio incidano sulla percezione del gusto.
Alla fine dell’esperienza abbiamo rivelato loro il trucco: nei due vasetti era stato preventivamente messo lo stesso prodotto, ovvero Nutella. Pertanto, le differenze percepite tra un vasetto e l’altro (molto più consistenti ad occhi aperti) erano dovute solo all’influenza del marchio e non al contenuto in sé e per sé, che era sempre lo stesso. Questo ha lasciato la classe stupita e incredula, vedendo con i propri occhi (e le proprie papille) quanto lo spot e più in generale la costruzione dell’immaginario legato al prodotto influisca sulle percezioni.

La copertina della versione originale del libro di Michael Moss

La copertina della versione originale del libro di Michael Moss “Grassi, dolci e salati”

Il secondo incontro – 2: zucchero, sale, grassi
Durante il secondo incontro inoltre, è stata posta particolare attenzione al contenuto di alcuni gruppi di nutrienti in alimenti da loro comunemente consumati. Sono stati scelti zuccheri, sali e grassi in quanto giocano un ruolo fondamentale sulla percezione del gusto e contemporaneamente hanno importanti conseguenze negative sulla salute. L’esperienza proposta, dopo aver imparato a leggere una tabella nutrizionale e una lista ingredienti grazie ad esercizi alla LIM, è stato indovinare il contenuto in zuccheri di 100 grammi di Nutella, Kinder Bueno, Vitasnella Cereal Yo, Coca-Cola, EstaThe, Succo di pera Zuegg, Kellogg’s Choco Krave, Milka Bubbly.
Sulla base solo della lista ingredienti e della loro esperienza, lavorando a gruppi hanno provato a ricostruire la sensazione provata dai loro palati al passaggio di questi cibi… alcuni ci sono riusciti, altri meno, nessuno ha fatto l’en plein, tutti hanno scoperto strabuzzando gli occhi che la Nutella contiene il 57% di zuccheri e una bottiglia di Coca-Cola 53 grammi. Inoltre, il confronti tra alimenti consente di trovare delle similitudini impensate: Kellogg’s Choco Krave ha lo stesso contenuto di sale di Pringles, mentre Nutella e Milka Bubbly sono praticamente identiche per zuccheri e grassi, ma la seconda ha il triplo di sale (3 grammi per chilo). Quest’esperienza ha consentito ai ragazzi di comprendere il valore nutritivo di molti cibi che pensavano di conoscere bene. Senza demonizzarli, abbiamo capito assieme perché si dovrebbe (perlomeno) limitarne il consumo.

Terzo incontro: un ingrediente e una storia diversa da raccontare
Così, dopo aver aperto occhi, mente e bocca sul mondo, siamo arrivati al momento cruciale del progetto: inventare un’altra storia, trovare un altro sguardo sul mondo e cercando una verità diversa da quella degli spot. Tutto ha preso spunto dal lavoro di approfondimento sull’ingrediente, svolto da ogni classe con le/gli insegnanti di italiano e scienze. Di tutto il lavoro fatto (che ha anche incluso delle presentazioni Powerpoint e ricerche svolte autonomamente) abbiamo scelto gli aspetti cruciali, poco noti o semplicemente originali ed abbiamo costruito attorno una storia che lo raccontasse al meglio, attraverso le immagini in movimento di un filmato. Raccontiamo per ogni classe il processo creativo che ha portato alla storia realizzata.

Un fotogramma del filmato realizzato a Madonna di Campiglio

Un fotogramma del filmato realizzato a Madonna di Campiglio

Un occhio critico sul mondo
Anche questo laboratorio didattico, come tutti quelli che facciamo, aveva l’obiettivo di dare ai ragazzi nuovi occhi con cui guardare la realtà di tutti i giorni, minando alla base il disincanto costruito dai messaggi pubblicitari che popola il loro immaginario. Fornire ali per le loro menti, per farle volare più in là di dove i colossi che dominano il mercato vorrebbero. Dall’entusiasmo con cui hanno accettato le nostre proposte e dalle risate con cui hanno accolto le riprese e la visione del montato ci sembra di esserci riusciti, restituendo allo stesso tempo centralità all’attività didattica e rimettendo il prodotto finale al suo posto: non più fine, ma mezzo. La collaborazione con i docenti è stata fondamentale, il lavoro svolto dalle ragazze e dai ragazzi di queste classi è stato caratterizzato da una continuità di spunti tra i cosiddetti “esperti esterni” e il corpo docente che difficilmente si realizza. In questo modo la classe ha potuto sperimentare non solamente un affastellarsi di esperienze, quanto piuttosto un progetto vero e proprio, con degli obiettivi che travalicano l’orario e l’anno scolastico. I frutti si vedranno, ma pensiamo di aver seminato bene.


Per approfondire

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