Olio di palma nel latte per bambini: ci sono rischi?

I latti in polvere per bambini contengono olio di palma, lo sapevate? Immagino che sia un po’ difficile da credere, considerato che questo olio, poco conosciuto alle nostre latitudini, lo vediamo perlopiù presente in snack, merendine e biscotti. Tuttavia, basterà scorrere la lista degli ingredienti di un qualsiasi latte per neonati e lo troverete, a volte celato sotto il generico “oli vegetali”, a volte associato a olio di girasole e/o colza. Le eccezioni ci sono e riguardano pochissimi prodotti (latte Coop e Dicofarm), mentre i leader di mercato lo contengono tutti.

Cos’è l’olio di palma?

L’olio di palma è ottenuto da varie specie di palme originarie dall’Indonesia. Il prodotto di prima spremitura si chiama olio rosso di palma (red palm oil) ed è un alimento semisolido ricco di antiossidanti e sali minerali, ampiamente utilizzato dalla popolazione del sud est asiatico e dell’Africa, che però ha un grosso difetto: è deperibile. Per questo, viene quasi sempre sottoposto ad un processo di raffinazione per ottenere l’olio di palma bianco (palm oil), solido e immarcescibile, dal profilo lipidico molto particolare. A differenza della maggior parte degli vegetali infatti, l’olio di palma contiene una frazione superiore al 45% di grassi saturi, i più pericolosi dal punto di vista del rischiocardiovascolare. Di questi fanno parte l’acido miristico, palmitico e stearico. palma latteIl basso prezzo di questo ingrediente è dovuto allo sfruttamento di ettari di foresta da parte dell’industria alimentare, che ha contribuito alla scomparsa di più di 6 milioni di ettari di foresta tropicale. E la certificazione biologica (di cui si fregiano alcuni prodotti) non ha evitato questo scempio.

I grassi nei latti per bambini

Il latte materno contiene una percentuale di grassi del 3,5% circa, di cui saturi il 45%, ovvero circa 1,5 grammi su 100. Nei latti formulati è stato stabilito un massimo del 6% di grassi, con una parte di acido miristico non superiore al 20 %. Il profilo lipidico del latte in polvere è perciò differente da quello umano, in quanto gli acidi grassi di quest’ultimo sono qualitativamente superiori. Nell’olio di palma (e altri oli vegetali) è infatti contenuto un tipo di acido palmitico che, una volta nell’intestino dell’infante, andrebbe a legarsi al calcio, rendendolo impossibile da assorbire e provocando quindi la sua escrezione con le feci.

Ma quanto olio di palma è contenuto nel latte in polvere?

Un latte in polvere per bambini tipo contiene 1,2% di grassi saturi per 100 ml di latte ricostituito. Non potendo sapere l’esatta percentuale di olio di palma contenuto (fa parte del segreto industriale…), ipotizziamo che questi grassi provengano solo per 1/3 da esso, mentre i rimanenti 2/3 da altri oli vegetali (girasole, colza, ravizzone…). Dal momento in cui i grassi saturi rappresentano il 45% circa dell’olio di palma, diremo che in 100 ml di latte ricostituito è presente circa lo 0,8 % di olio di palma. Pertanto, se un bambino beve 6 biberon da 100 ml al giorno, significa che ingurgita 2,2 grammi di olio di palma. Una quantità piuttosto consistente per un bambino di pochi chili.

Fa male alla salute del bambino?

Le conseguenze dell’olio di palma nel latte per bambini sono ancora da chiarire approfonditamente, ma sembra la letteratura scientifica ci stia lentamente puntando l’attenzione. Segno ne è uno studio del 2013 (randomizzato e in doppio cieco, ovvero fatto piuttosto bene) ha provato a controllare l’escrezione di calcio, il metabolismo dei grassi e la tolleranza gastrointestinale di latti formulati contenenti olio di palma e colza, confrontandoli con altri privi di questi ingredienti. Sono stati studiati 33 bambini divisi in due gruppi (17+16). I risultati dimostrano come nel primo gruppo la presenza del calcio nelle feci fosse aumentata, ovvero il bambino avesse assorbito meno di questo importante elemento. Allo stesso modo, si è notato un minore assorbimento di grassi e una consistenza delle feci più dura. Questo può dare un primo indizio verso le conseguenze dell’alimentazione basata su latti formulati con olio di palma e colza, ma ci auguriamo che gli studi scientifici di questo tipo aumentino.

Quindi, che fare?

E’ difficile dare delle indicazioni univoche, tuttavia ci sono degli elementi per preferire un prodotto privo di olio di palma. Dal punto di vista formulativo rimane un problema aperto: è possibile creare un latte in polvere privo di questo ingrediente, mantenendo un livello qualitativo alto? Considerata la presenza di formulati di questo tipo, direi di sì e continuo a pensare che il motivo fondamentale della presenza dell’olio di palma negli alimenti formulati sia economico: costa meno. Ma il problema rimane aperto.

Ilfattoalimentare.it (importante sito di informazione alimentare indipendente) ha lanciato una petizione per l’abolizione dell’olio di palma negli alimenti. Noi abbiamo firmato e consigliamo a tutti di farlo. Anche se la fiducia nelle petizioni online è bassa, pensiamo che rimanga un buon modo per dare al problema l’interesse che merita. Alcuni grandi gruppi d’interesse l’hanno già fatto, buon segno! Clicca qui per la petizione.

PS: Se conoscete altri latti in polvere senza l’olio di palma segnalateceli!

 

Bibliografia:

Articolo su “Il Fatto Alimentare”
Studio citato nel testo
Monografia sui latti per bambini

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28 pensieri su “Olio di palma nel latte per bambini: ci sono rischi?

  1. rikama ha detto:

    Una soluzione potrebbe essere investire di più sul sostegno la protezione e la promozione dell’allattamento materno anziché fare confluire risorse nella sperimentazione di sostituti del latte materno, che deprivano i bambini non solo del migliore alimento ma anche di tutto quello che allattare comporta per la salute nel bambino e nella madre.

    • sergiocattani ha detto:

      A te risulta che lo stato sostenga ricerche sui sostituti dell’allattamento al seno? A me no, anche se è vero che spesso pediatri e neonatologi sono più esposti all’informazione sponsorizzata che a quella istituzionale, aperta sostenitrice del latte materno. Tuttavia non si può isolare la questione dalla situazione attuale, in cui la crisi obbliga molte mamme ad interrompere l’allattamento al seno per ricominciare a lavorare. La mia attività lavorativa mi ha portato a rifiutare ad una giovane mamma le pastiglie che interrompono la lattazione, perché il lavoro che doveva riprendere le rendeva impossibile proseguire ad allattare. Le ho dedicato un bel po’ di tempo e lei sembrava convinta a trovare un’alternativa per proseguire, lavorando ed allattando, ma 5 minuti dopo che se n’è andata il marito è corso in farmacia aggredendomi e minacciandomi se non gli avessi dato quello che voleva. Io mi sono nuovamente rifiutato e la ‘palla’ è passata al medico, ma sono pronto a giurare che alla fine avrà avuto quello che voleva. Di chi è la colpa in questo caso, secondo te? Siamo nel bel mezzo di una contraddizione enorme, non se ne esce facilmente.

    • Stefania ha detto:

      forse non sai che non tutte le madri possono allattare…. poi sulla salute della mamma che allatta avrei da ridire, ho qualche conoscente che ai 3 mesi del bimbo han preso la pastiglia per togliere il latte, allattare toglieva loro le forze. E’ meglio una mamma in forza e un buon latte in polvere che una mamma depressa, nervosa e senza forze. Io, mia sorella e mio nipote siamo cresciuti con quello in polvere: mai avuto malattie strane e mai avuto allergie a nulla

  2. giorgiaelle ha detto:

    Ciao, ho cercato un latte per la mia bimba di 13 mesi che non contenesse olio di palma, ma non ho trovato nulla; sto perciò sostituendo la poppata del mattino con latte vaccino allungato con acqua. La mia pediatra insiste sull’utilizzare un latte specifico 1-3 anni e non quello vaccino… Potete consigliarmi qualche prodotto privo di olio di palma? Grazie mille

    • sergiocattani ha detto:

      Ciao Giorgia, a quell’età potresti usare anche usare il latte vaccino, secondo le indicazioni dell’OMS (e non solo). Tuttavia, se vuoi alternative senza olio di palma, ho visto che Bimbosan ha sviluppato prodotti che ne sono privi. Fino a qualche tempo fa anche Dicofarm ne aveva disponibili, ma ora mi sembra che abbia cambiato “ricette”… Grazie del commento!

      • sergiocattani ha detto:

        Non saprei… sul sito web vedo che è presente un riferimento mail e telefonico per la disponibilità di Bimbosan in Italia. Altrimenti, puoi provare a contattare le farmacie vicine alla Svizzera, magari hanno dei grossisti in comune. Grazie del commento!

  3. andrea ha detto:

    Articolo interessante, ma per molti versi pecca di ideologia. Ad esempio questa frase: “Il basso prezzo di questo ingrediente è dovuto allo sfruttamento di ettari di foresta da parte dell’industria alimentare, che ha contribuito alla scomparsa di più di 6 milioni di ettari di foresta tropicale.” non vuol dire niente in quanto non c’è un collegamento diretto di causa-effetto tra il costo e il disboscamento. Al massimo si può dire che l’olio di palma ha un rendimento molto alto per ettaro che ne fa abbassare i costi e a sua volta questo giustifica il disboscamento (c’è anche da dire che in molti ora giurano e spergiurano che usano coltivazioni sostenibili, ma vai a sapere se è vero…)
    Inoltre l’olio di palma contiene sì l’acido miristico (che si trova naturalmente in molti cibi, incluso il latte vaccino e derivati del latte), ma in dosi mooooolto inferiori rispetto ad altri oli, quali ad esempio quello di cocco.

    Inoltre, guardando l’articolo citato non sono sicuro che sia rilevante. Nella discussione hanno studiato palm kernel oil (che non è olio di palma, ma olio di palmisto) e palm olein che è un derivato dell’olio di palma. Siamo sicuri che questi ingredienti rientrino nella composizione dei latti formulati in vendita in Italia? Il primo direi di no, perché andrebbe scritto tra gli ingredienti. Il secondo forse, anche se bisogna controllare attentamente (e anche in questo caso mi aspetterei che fosse nominato come ingrediente). Tra l’altro l’articolo fa riferimento a formule che fanno uso PREDOMINANTE di olio di palmisto e oleina di palma, ma anche questo non è detto che sia rilevante nel nostro caso perché di solito si trovano miscele di vari oli.
    Non dimentichiamo poi che lo studio è stato fatto con i soldi di un produttore di formula e da dipendenti della stessa azienda. Non dico che non sia esatto quello che dicono, ma prima di lanciare strali aspetterei altri studi indipendenti che ne confermino i risultati.

    • andrea ha detto:

      Piccolo aggiornamento.
      Ho chiesto a uno del settore e mi conferma che per olio di palma si deve intendere la parte SOLIDA dello stesso e non quella liquida. Quindi direi che anche l’oleina di palma non rientri tra gli ingredienti dei latti formulati italiani (almeno di quelli che ho visto).

    • sergiocattani ha detto:

      Ciao Andrea, scusa se ti rispondo solo ora, ma come hai potuto vedere dall’altro articolo del blog è un periodo molto denso a scuola. Grazie davvero per il tuo commento, nelle prossime settimane torneremo sul tema olio di palma, prendendo spunto da quanto hai osservato. Cercheremo di rispondere alle tue critiche approfondendo meglio il tema. Adesso sta diventando di interesse pubblico e vorremmo fornire un’informazione il più possibile documentata, sulla base delle evidenze disponibili. A presto e grazie ancora!

  4. stefania ha detto:

    Il latte 3 granarolo bimbi non contiene olio di palma ma di soia e girasole. Inoltre ho notato che ibiscotti prima infazia( nipiol plasmon) contengono anch’essi olio di palma. Grazie

    • sergiocattani ha detto:

      Ciao stefania, grazie a te!
      E’ una buona notizia che Granarolo abbia rinunciato all’olio di palma, mentre per quanto riguarda i biscotti per bambini penso che di alternative ce ne siano un po’ di più. Al di là delle conseguenze negative dal punto di vista della salute (come abbiamo visto ci sono poche evidenze), se non altro è una necessità per aumentare la varietà dell’offerta in questo campo: com’è possibile che nessun grande produttore non possa rinunciare a questo ingrediente? Ritorna a trovarci!

      • sergiocattani ha detto:

        eheh hai ragione, gli integralismi non vanno mai bene, però è uno scandalo che praticamente tutta la soia presente sul mercato sia transgenica. il problema degli OGM è proprio che sono fuori controllo, perché la contaminazione tra le piante di una stessa specie è una cosa che succede regolarmente in natura. certo che tra la soia OGM e l’olio di palma sembra che l’impatto ecologico peggiore ce l’abbia quest’ultimo. grazie per il commento!

      • andrea ha detto:

        Sergio, scusa se insisto, ma mica è vero quello che dici, o quanto meno non è supportato dai dati.
        Che la maniera con cui viene coltivato l’olio di palma causi danni ecologici (in alcuni casi quanto mento) sembra essere vero, MA… considera che gli altri oli vegetali provengono da piante a MINORE resa per ettaro, per cui prima di assumere una posizione dogmatica (l’olio di palma distrugge le foreste, quindi boicottiamolo) esaminiamo le alternative disponibili e cerchiamo di capire quali siano EFFETTIVAMENTE migliori. Dire “Abbasso l’olio di palma!!” non aiuta nessuno, né aiuta a comprendere al questione (ma fa fare tanti clic, questo sì).
        Considera che il WWF NON chiede una riduzione della produzione o del consumo dell’OdP, ma che si utilizzino piantagioni “sostenibili”.

      • sergiocattani ha detto:

        Se isolo la questione “olio di palma sì-olio di palma no” dal contesto in cui si svolge, sono d’accordo con te. Però io penso che in questo caso il fine giustifichi i mezzi.
        Quale è il fine: rimettere in discussione la produzione su scala industriale di una vasta categoria di prodotti (dai biscotti al latte per bambini, dalle merendine ai crackers) da parte di multinazionali, sulla base dello sfruttamento di grassi raffinati resi convenienti dalla globalizzazione e dallo sfruttamento delle risorse.
        Le forze in campo sono, da una parte colossi che operano in un settore sempre in voga e aggueritissimo, ovvero l’alimentazione. Poteri enormi dal punto di vista economico, mediatico, politico che non badano al contenuto nutritivo (se non in minima parte) bensì all’opinione pubblica.
        Dall’altra parte, minuscoli gruppi di persone con sensibilità ambientalista e un debole per la giustizia (senza esagerare…), di cui una parte sa quello che fa, il resto ragiona sull’onda emotiva del momento. Non penso esista una lobby dell’olio di soia/colza/girasole/oliva, e se c’è segnalamela che approfondisco.
        Orbene, se per raggiungere quel fine, ovvero sensibilizzare le persone anche emotivamente sulla formulazione insana dei prodotti alimentari, è necessario isolare il problema dal contesto e puntarci il dito contro, scatendando petizioni, articoli etc. penso che in fin dei conti facciano bene. Si tratta pur sempre di un’occasione per provare a confrontarci ad un livello non infimo su problemi complessi. Come stiamo facendo noi da qualche post in qua 😉
        Penso di essere stato, se non condivisibile, almeno chiaro!

      • andrea ha detto:

        OK, vediamo un po’…
        “Quale è il fine: rimettere in discussione la produzione su scala industriale di una vasta categoria di prodotti (dai biscotti al latte per bambini, dalle merendine ai crackers) da parte di multinazionali, sulla base dello sfruttamento di grassi raffinati resi convenienti dalla globalizzazione e dallo sfruttamento delle risorse.”

        Possiamo mettere in discussione quello che vuoi, MA…

        Premesso che non so quanto sia l’olio di palma che viene consumato nelle merendine rispetto al consumo totale (poi provo a scoprirlo) ci troviamo davanti a due situazioni limite:
        1) è poco, per cui il cambiamento su scala globale è trascurabile o poco più
        2) è tanto, per cui ci vuole un’alternativa migliore/più valida dal punto di vista ecologico, ma individuarla non è così semplice (e nessuno la propone).
        Magari stiamo nel mezzo, ma ciò non toglie che bisogna esaminare entrambe queste questioni PRIMA di lanciare strali. (secondo me però siamo più vicini all’1 che al 2).
        Inoltre, qual è il problema della globalizzazione? Messa così mi sembra una presa di posizione per partito preso. Per non parlare della parola “raffinato”, che è messa lì con chiaro intento negativo (si sa che il “raffinato” è il male per antonomasia, proprio come l’olio di palma).
        Tra l’altro, mettiamo che sostituiamo l’olio di palma con l’olio X, allora poi faremo le campagne contro l’olio X perché sarà dappertutto proprio come adesso l’olio di palma. (Anzi le potremmo fare fin d’ora perché il girasole e la colza sono MOLTO presenti).

        “Poteri enormi dal punto di vista economico, mediatico, politico che non badano al contenuto nutritivo (se non in minima parte) bensì all’opinione pubblica.”
        Nel senso che se facciamo una campagna mediatica le cose magari cambieranno ma senza preoccuparci che il cambiamento sia davvero per il meglio?

        “Orbene, se per raggiungere quel fine, ovvero sensibilizzare le persone anche emotivamente sulla formulazione insana dei prodotti alimentari, è necessario isolare il problema dal contesto e puntarci il dito contro, scatendando petizioni, articoli etc. penso che in fin dei conti facciano bene. Si tratta pur sempre di un’occasione per provare a confrontarci ad un livello non infimo su problemi complessi.”
        Ma anche no… la discussione fatta così, cavalcando l’onda emotiva è di qualità infima che più infima di così non si può. Basta vedere tutti i post sull’argomento che imperversano in rete e, ancora di più, i commenti della gente per accorgersi che non c’è una discussione, ma semplicemente quella che può essere descritta come una psicosi di massa (anche se virtuale… non so quanto sia reale).
        Che significato ha fare una discussione scientifica utilizzando l’emotività? Le due cose sono in opposizione. OK, con la massa non si ragiona, ma dubito che lasciandosi guidare dalla massa, anzi, fomentando la massa si arrivi da nessuna parte.
        Per non parlare poi dell’espressione “formulazione insana”.. “Insana” secondo quali parametri esattamente?

      • sergiocattani ha detto:

        Non ci capiamo e penso che non è continuando a discutere in questo modo che le cose cambieranno.
        Nell’alimentazione industriale dolciaria e non gli ingredienti più presenti sono grassi, zuccheri e sale. Tra i grassi, il peggiore come sostenibilità è l’olio di palma. La colza è migliore, basta che la concentrazione di acido erucico non sia eccessiva, ma così non è. Il girasole è migliore dal punto di vista della sostenibilità. Zuccheri e sale li trattiamo un’altra volta, ma sono importanti nella costruzione del gusto quanto i grassi.
        Raffinato: se noi ci cibassimo dell’olio di palma così come viene estratto, non ci sarebbero problemi. Peccato che il processo di raffinazione tolga la parte vitaminica e tutto quello che arricchisce il prodotto, per isolare i grassi e il resto non marcescibile. E guarda a caso è quello che vuole l’industria alimentare: economico, durevole, insapore. Il contrario -salvo il prezzo- di quello che sarebbe “naturalmente”.
        Globalizzazione: la Treccani lo spiega meglio di quanto io possa fare: http://www.treccani.it/enciclopedia/globalizzazione/
        In sostanza, un’economia di scala che agevola gli scambi a livello internazionale rende più conveniente l’olio di palma dell’indonesia del burro di panna della montagna a 5 km da casa mia.
        In conclusione: io sono per un attivismo del singolo che cerca di coalizzarsi con altri contro chi detiene il potere politico, mediatico e produttivo, influenzando le scelte al punto di far sembrare buono e giusto ciò che è per lo meno dubbio e sicuramente ingiusto. Se tu non sei di questo partito e preferisci continuare a giustificare le scelte di chi comanda, in nome del risparmio e dell’immarcescibilità del cibo (e sicuramente non possiamo chiamarlo alimento – guarda sulla treccani), beh, tranquillo, sei in grande compagnia! Passo a te la palla, ma mi sa che le posizioni sono chiare 🙂

      • andrea ha detto:

        Dici: “La colza è migliore, basta che la concentrazione di acido erucico non sia eccessiva, ma così non è.”

        Perché dici così? LA CE ha emesso il regolamento 696/2014 fissando i limiti massimi del tenore (“il tenore massimo si riferisce al tenore di acido erucico, calcolato sul tenore totale di acidi grassi nella componente lipidica degli alimenti”) di acido erucico a 50g/kg per tutti tranne i bambini per i quali è 10g/kg. Il limite è troppo alto? Sarei sorpreso di sapere che la CE legifera fissando un limite pericoloso.

        Dici anche: “Raffinato: se noi ci cibassimo dell’olio di palma così come viene estratto, non ci sarebbero problemi.”
        Perché, che differenza fa? Tu usi il grasso X (ad esempio quello di palma) non certo per le vitamine e i minerali (che sarebbero comunque pochi dato che ne usi poco), ma per i grassi saturi. Tra l’altro non so se l’olio di girasole (ad esempio) che trovi nei prodotti confezionati sia così pieno di vitamine.
        Diverso forse il discorso per l’olio di oliva che si usa a fiumi, ma in modo totalmente diverso.

    • sergiocattani ha detto:

      Perché considero la pluralità dell’offerta un aumento della libertà per la persona di scegliere quello che è meglio/peggio per lei. Se tutti i prodotti hanno una formulazione simile, la libertà è limitata alla scelta in un insieme poco variegato. Pertanto, considerato che il suddetto latte contiene soia e girasole, si tratta di un prodotto che si differenzia dagli altri in commercio e non in senso negativo. Che sia effettivamente migliore è da dimostrare, come sai da quando hai letto cosa ne penso.
      E’ un po’ come quando nasce un giornale che non è fascista: è una buona notizia, qualche voce in più! Se poi è pure intelligente e non superficiale, beh, la notizia diventa buonissima!
      Pensi che sia troppo buonista come pensiero? 🙂

      • andrea ha detto:

        Così è meglio, ma non credo che la risposta (o il post se per quello) si legga in questo senso 😀

        Non dimentichiamo poi che i latte di crescita sono, nel migliore del casi, soldi buttati, per cui è difficile IN QUESTO CASO parlare di una vera difesa del consumatore, quando è il prodotto nella sua interezza ad essere censurabile 🙂
        Se invece parliamo dei latti 1, il problema, se così vogliamo chiamarlo, è che la formulazione È simile. OK, cambiano gli ingredienti, ma l’obiettivo è grosso modo sempre il medesimo, ovvero una certa concentrazione di lipidi (con aggiunta un po’ di fantasia del produttore). Quindi se parliamo di questo genere di prodotti, la presenza nello specifico dell’olio X o Y è del tutto ininfluente in quanto, come sai, quello che conta è il prodotto finale.
        È importante per il consumatore sapere quali sono gli ingredienti utilizzati? Certo, se non altro come questione di principio, ma lo stesso consumatore deve pure essere aiutato a capire quali sono i criteri che servono per fare una determinata scelta rispetto a un’altra (che non siano “andiamo a simpatia”, oppure “compro solo prodotti senza l’olio di palma”).

  5. eleonora rossi ha detto:

    CIAO MI SONO DOCUMENTATA ANCHIO E O VISTO CHE IL NUOVO LATTE DELLA PLASMON NUTRIMUNE A SOLO OLIO DISOIA IO LO VOGLIO PROVARE E I BISCOTTI SENZA CI SONO DEL HUMANA BUONA SERATA MAMME .

  6. Mina ha detto:

    Ho letto l’articolo perchè cercavo di informarmi sul latte artificiali e scegierne uno senza olio di palma e guardando negli ingredienti è presente in quasi tutti escludendo quelli elencati … mi è sorto un dubbio sul olio di colza e premetto che vorrei capire …
    Vi ringrazio per l’articolo e spero che si faccia chiarezza a tutela dei nostri piccoli

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