Integratori, rischi per i bambini

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26 settembre 2014 di Sofia Esposito

Riportiamo qui l’articolo di Sergio Cattani pubblicato oggi (26/09) su “l’Adige”, il giornale locale della provincia di Trento.

Occupandomi di educazione alla salute nelle scuole, mi fa piacere intervenire nel dibattito sull’offerta di integratori per sportivi riservata ai giovani partecipanti alla “Quercia baby run” di Rovereto.

La legge italiana proibisce la pubblicizzazione di prodotti farmaceutici ai bambini. Le aziende farmaceutiche -approfittando della superficialità complice delle istituzioni- riescono tuttavia abilmente a suscitare l’interesse degli spettatori più piccoli attraverso tecniche di marketing raffinate, tra cui lo sfruttamento di attori bambini o
adolescenti all’interno delle pubblicità, o più indirettamente prendendo di mira i pediatri. I prodotti non farmaceutici come gli integratori invece non hanno una legislazione così stringente che ne regola la pubblicizzazione, pertanto il campo è lasciato aperto alle iniziative più svariate (e sconsiderate). Tra queste, le peggiori sono quelle che associano alla vendita del prodotto un giocattolo o un gadget, in modo che l’induzione alla vendita non sia tanto la necessità di quel prodotto, quanto i capricci del bambino. Questo ha come risultante sul piano immediato l’assunzione non ragionata di prodotti para-farmaceutici quercia baby run offerta farmaciae sul piano educativo lo sviluppo di un’idea di farmaco come bene di consumo.

La leggerezza commessa dalle farmacie comunali di Rovereto va ascritta a questo approccio al mondo del “farmaco”, figlio di decenni di concessioni al mercato prima che alla salute della persona. Associare infatti la
vendita di un integratore sportivo ad una corsa riservata ai bambini toglie dal centro del proprio agire la persona, prendendo come “partner” un evento in sé e per sé positivo come una corsa podistica e facendone un veicolo pubblicitario. Nell’intervento del dottor Vergara si fa riferimento all’ombra del doping, per quanto riguarda i contenuti “pedagogici” di fatti del genere. Difficile dargli torto, ma è doveroso allora rintracciare quanto nella società contemporanea spinge con altrettanta chiarezza in quella direzione. Altrimenti infatti si rischia di caricare le farmacie di questa colpa, slegandola quanto avviene dagli altri processi in atto. Il consumismo è il volano che permette la produzione continua di beni materiali, con la conseguente competizione nell’accaparramento. Questi fenomeni sono matrice fondamentale dei comportamenti definiti devianti dei giovani che si trovano a crescere in questo periodo storico. Cos’è infatti il doping se non l’esasperazione della competizione fino al voler andare pericolosamente oltre i limiti del proprio corpo, per poter annientare (non più battere agonisticamente) l’altro? E cos’è invece il bullismo, se non la volontà di eliminare
psicologicamente e/o fisicamente l’altro, quando esso appartiene ad una “minoranza” la cui esistenza potrebbe mettere in discussione se stessi e il proprio modo di vivere?

L’abuso di sostanze per aumentare le proprie performance, l’abuso di alcool e droghe per chi si sente tagliato fuori da questa competizione, l’eliminazione dell’altro da sé in quanto “competitor” sono tutti figli di un’epoca triste come quella in cui viviamo. L’insegnamento più importante che possiamo dare ai ragazzi è di criticarla per provare a cambiarla: ma ne siamo davvero in grado?

Sergio Cattani

Qui potete trovare l’iniziativa promozionale a cui fa riferimento l’articolo.

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